Wall Street, la bolla tech è già esplosa?
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Le settimane di euforia sui mercati, alimentate da previsioni spesso roboanti sui futuri sviluppi dell'intelligenza artificiale, hanno lasciato il posto a un'atmosfera di palpabile incertezza, dopo che il Nasdaq ha registrato la sua performance peggiore da aprile, con i titoli più esposti all'innovazione tecnologica che hanno subito i ribassi più significativi. Questo brusco risveglio, che ha interrotto una corsa rialzista apparentemente inarrestabile, ha riacceso il dibattito tra gli analisti, portando molti a interrogarsi sulla reale solidità dei fondamentali economici che sorreggono le valutazioni, talvolta astronomiche, delle aziende del settore. L'inquietudine, del resto, non è confinata alle sole contrattazioni di Borsa, ma sembra aver permeato anche le strategie delle grandi Corporation a livello mondiale, le quali iniziano a considerare l'eventualità di un crack tecnologico come una minaccia concreta e prioritaria.
Le voci dall'estero e il confronto con il passato
Oltreoceano, le voci che mettono in guardia da un eccessivo ottimismo si fanno sempre più numerose e autorevoli. La prestigiosa rivista britannica The Economist, ad esempio, ha lanciato un monito particolarmente severo, dipingendo uno scenario in cui l'America si troverebbe sull'orlo di una nuova bolla speculativa che, nelle sue stime, potrebbe rivelarsi addirittura "peggiore di quella che scoppiò nel 2000 con le dotcom", con la potenziale capacità di erodere circa 35 mila miliardi di dollari di ricchezza. Una prospettiva ancor più cupa è quella delineata da Julien Garran di MacroStrategy, il quale sostiene che la bolla attuale sui titoli legati all'intelligenza artificiale abbia dimensioni di 17 volte superiori a quella di venticinque anni fa e un potenziale distruttivo quadruplo rispetto alla crisi dei mutui subprime del 2008.
L'allarme di Bill Gates
A confermare questa linea di scetticismo è intervenuto anche Bill Gates, la cui opinione in materia tecnologica ha un peso specifico considerevole. Il cofondatore di Microsoft, durante un'intervista a CNBC, non ha usato giri di parole, affermando pubblicamente che il settore dell'AI sta vivendo una fase di bolla speculativa. Il paragone da lui evocato, quasi inevitabile per chi ha vissuto in prima persona quegli anni, è con la bolla delle dot-com di fine anni Novanta, un periodo storico caratterizzato da valutazioni gonfiate e da un entusiasmo irrazionale che, quando si è scontrato con la realtà, ha prodotto un crollo di portata epocale per i listini tecnologici.
Le preoccupazioni del mondo corporate
Questa apprensione non è più solo un esercizio accademico per economisti o una preoccupazione per i trader, ma si è ormai radicata nelle stanze dei bottoni delle multinazionali. L'ultima Global Risk Survey di Oxford Economics, che ha coinvolto un campione di centodue grandi aziende internazionali – le quali, prese insieme, impiegano circa sei milioni di persone e generano un fatturato aggregato di duemila miliardi di dollari –, ha rivelato un dato significativo: circa un terzo delle imprese intervistate considera un'eventuale crisi del settore tecnologico, magari scatenata dal mancato mantenimento delle promesse dell'intelligenza artificiale, come uno dei due rischi principali per l'economia globale nel breve termine.




