La nuova F1 e il vocabolario da imparare tra super clipping e timori di fuga dei tifosi
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Redazione Sport
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C'è un momento preciso, nei test invernali di Formula 1, in cui il paddock smette di guardare i cronometri e inizia ad ascoltare le parole. Quest’anno, quel momento è arrivato quando Fernando Alonso, con il sarcasmo che ne contraddistingue lo spirito, ha suggerito che persino il cuoco dell’Aston Martin avrebbe potuto guidare la monoposto nel tratto di curva 10-12 del circuito di Sakhir. Un’iperbole, la sua, per descrivere un crollo di velocità in percorrenza stimato intorno ai 50 km/h rispetto allo scorso anno, un dato emerso chiaramente dalle telemetrie e dovuto alla necessità di conservare l’energia della batteria. Per seguire il Mondiale 2026, insomma, servirà imparare un nuovo vocabolario tecnico, fatto di termini come lift and coast e super clipping, concetti che stanno animando il dibattito ben più delle prestazioni grezze.
Il cuore del problema, e della novità, risiede nella gestione dell'energia. Le nuove power unit ibridi, con una ripartizione quasi paritetica tra termico ed elettrico (fino a 350 kW di potenza dalla componente ibrida), impongono ai piloti una strategia di guida controintuitiva: per avere potenza in accelerazione, bisogna talvolta rallentare prima del necessario per ricaricare le batterie. Il lift and coast, ovvero il sollevare il piede dall’acceleratore in anticipo rispetto alla staccata, non serve più solo a risparmiare carburante, ma è una delle quattro modalità per recuperare energia, fino a 350 kW attraverso il MGU-K. L’alternativa, o forse la soluzione su cui si sta ragionando, è il cosiddetto super clipping, un meccanismo che permette al sistema di recuperare energia (fino a 250 kW) anche quando il pilota è ancora con il piede schiacciato sull’acceleratore, causando però una diminuzione progressiva della velocità di punta in fondo al rettilineo. Una sorta di freno invisibile imposto dalla centralina, che ha portato Max Verstappen a definire questa nuova era "Formula E con gli steroidi".
La via d'uscita tecnica e la politica del compromesso
Di fronte alle critiche dei puristi e all'allarme lanciato persino da Bernie Ecclestone, che ha paventato il rischio concreto di perdere quei tifosi affezionati all'idea di un campionato per piloti e non per ingegneri, la Formula 1 sta cercando una via d'uscita tecnica. La soluzione su cui si sta facendo largo una proposta, testata con successo dalla McLaren nell'ultimo giorno di prove in Bahrain, è quella di aumentare la soglia del super clipping portandola da 250 a 350 kW. Questo, come spiegato dal team principal Andrea Stella, consentirebbe di recuperare la totalità dell’energia a piena accelerazione, eliminando di fatto la necessità di dover levare il piede per ricaricare. Una modifica che, sulla carta, renderebbe la guida più naturale e fluida, limitando quei rallentamenti improvvisi che rischiano di creare pericolosi effetti sorpresa per chi segue.
Tuttavia, la politica interna al circo non è mai semplice come un aggiornamento tecnico. Nikolas Tombazis, direttore monoposto della FIA, ha confermato che la Federazione non vuole agire d'impulso, preferendo aspettare le prime gare vere a Melbourne, Suzuka e Gedda per valutare l'impatto reale su circuiti con caratteristiche diverse da Sakhir, che è particolarmente generoso in termini di recupero di energia in frenata. Il nodo è che qualsiasi modifica al regolamento, che si tratti di aumentare il clipping o ridurre la potenza elettrica erogabile in gara, finirebbe per alterare gli equilibri competitivi. Chi ha lavorato meglio sull’efficienza del proprio propulsore, probabilmente non sarà entusiasta di livellare il campo da gioco, e la FIA dovrà mediare tra l'interesse dello spettacolo e le resistenze delle singole squadre.
Le cannonate di Ecclestone e l’ombra di Verstappen
In questo clima di incertezza tecnica, le parole di chi la Formula 1 l’ha inventata e gestita per decenni pesano come macigni. Bernie Ecclestone, intervistato dai media tedeschi, ha tuonato contro la deriva iper-tecnologica, sottolineando come il DNA del mondiale dovrebbe essere quello di una sfida tra piloti e non un esercizio di stile per ingegneri. Nel mirino del novantacinquenne ex patron, finita la complessità delle nuove unità, che rischiano di allontanare il pubblico, ma anche la presunta penalizzazione per chi, come Verstappen, basa il suo stile su una guida istintiva e al limite. Ecclestone, che pure ha indicato nella Mercedes e nella Ferrari le candidate al Titolo, ha sposato le perplessità dei quattro campioni del mondo in attività, aggiungendo un ulteriore livello di pressione su chi dovrà decidere se e come intervenire.
Stefano Domenicali, dal canto suo, ha invitato alla calma, ricordando che ogni cambiamento epocale, dal 2014 al 2021, ha generato polemiche iniziali poi riassorbite dalla pista. Il numero uno della Formula 1 ha ribadito che il prodotto offerto agli spettatori, visivamente e acusticamente, non è così diverso dal passato e che le difficoltà di guida restano una variabile interna al business. Un invito a non drammatizzare, insomma, in attesa di vedere le monoposto davvero in lotta l’una contro l’altra, ma con la consapevolezza che se lo spettacolo ne risentirà, si interverrà subito. Una posizione prudente, che però non placa del tutto il timore che si stia assistendo a un cambiamento troppo radicale, capace di snaturare l’essenza stessa della competizione.
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