Brindisi, incubo sulla statale: commando con kalashnikov assalta il portavalori, due fermi dopo la sparatoria
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Redazione Interno
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Un denso fumo nero, visibile a chilometri di distanza, ha avvolto all’alba la statale 613 tra Brindisi e Lecce, segnando l’inizio di un’operazione criminale pianificata nei dettagli. Un camion, dato alle fiamme appositamente, ha bloccato entrambe le carreggiate all’altezza di Tuturano, isolando di fatto la zona e creando il panico tra gli automobilisti. Approfittando della barriera di fuoco e del caos, un commando armato, muovendosi con tre diversi mezzi, è piombato su due furgoni portavalori dell’istituto di vigilanza Battistolli. Alcuni di loro, in una macabra messinscena, si erano persino finti poliziotti, nel tentativo di avvicinarsi senza destare sospetti, dopo aver sbarrato la strada. L’obiettivo era quello di forzare i blindati, ma l’assalto è fallito, sembrerebbe, a causa dell’attivazione dei sofisticati sistemi di sicurezza dei veicoli, che hanno impedito ai banditi di impadronirsi del bottino.
Il conflitto a fuoco e la caccia nell’agro
Frustrati nel loro intento, i malviventi – armati, secondo le prime informazioni, persino di kalashnikov e di materiale esplosivo – hanno quindi tentato la fuga, ingaggiando però un violentissimo conflitto a fuoco con i carabinieri, accorsi sul posto dopo le prime chiamate d’emergenza. Colpi sono stati esplosi in entrambe le direzioni, in uno scenario da guerra che ha trasformato la superstrada in un campo di battaglia. I militari, organizzandosi in pattuglie, hanno poi dato il via a una vasta operazione di rastrellamento nelle campagne circostanti, concentrandosi in particolare nell’agro di Squinzano. È proprio lì, tra gli uliveti, che sono stati catturati due uomini, entrambi originari della provincia di Foggia, sospettati di far parte della banda. Durante le manette, uno dei due avrebbe cercato di discolparsi in modo sbrigativo, dichiarando ai militari di “non c'entrare nulla” e di essersi trovato in quel luogo “per caso”, una versione che gli inquirenti stanno ovviamente valutando con estrema cautela.
Il silenzio in caserma e la procedura di convalida
Condotti nella caserma dei carabinieri di Campi Salentina, i due fermati hanno scelto di trincerarsi in un assoluto silenzio, rifiutandosi di collaborare con gli investigatori. Il loro fermo, al momento, non è stato ancora formalmente convalidato dall’autorità giudiziaria, un passaggio procedurale cruciale che attende di essere completato. Le indagini, intanto, proseguono a ritmo serrato per ricostruire l’intera dinamica dell’assalto, identificare tutti i complici – alcuni dei quali potrebbero essere ancora latitanti – e chiarire l’eventuale esistenza di una cellula organizzativa stabile alle spalle dell’azione. Gli investigatori sono al lavoro per analizzare ogni dettaglio, dalle tracce balistiche ai filmati delle telecamere di sorveglianza, passando per i reperti rinvenuti sui veicoli abbandonati dalla banda durante la precipitosa fuga.
La polemica sindacale sulla sicurezza
A operazione conclusa, mentre la paura tra i residenti della zona comincia lentamente a placarsi, divampa una polemica che investe il tema della sicurezza. Il Sim, il Sindacato italiano militari, ha diramato un durissimo comunicato, esprimendo “profonda preoccupazione e ferma condanna per il gravissimo assalto armato”. I rappresentanti del sindacato, nel sottolineare la pericolosità dell’azione criminale, hanno usato parole molto nette, affermando che i carabinieri coinvolti nello scontro a fuoco si sono salvati “vivi per miracolo”. Una dichiarazione che, al di là della solidarietà verso il personale impegnato in servizio, vuole accendere i riflettori sulla necessità di dotare le forze dell’ordine di maggiori strumenti e risorse per fronteggiare bande sempre più agguerrite e pronte a ricorrere a una violenza inaudita, come dimostrato dalle armi da guerra utilizzate nel blitz.




