Torino piange monsignor Nosiglia, la voce che difese gli operai

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Cesare Nosiglia, arcivescovo emerito di Torino, si è spento all’alba di martedì 27 agosto presso l’Hospice Cottolengo di Chieri, all’età di ottant’anni. La sua dipartita, giunta dopo un periodo di malattia respiratoria affrontato con grande riserbo – come era nel suo carattere –, segna la fine di un’epoca per una città che lui ha servito, in prima linea, dal 2010 al 2022. La sua figura, tuttavia, travalicò ampiamente i confini del ministero pastorale per incarnare una presenza costante e combattiva al fianco degli ultimi e del mondo del lavoro.

La sua battaglia, condotta con un lessico preciso e mai arrendevole, che attingeva a piene mani dal vocabolario della giustizia sociale, trovò la sua espressione più alta durante le crisi industriali che hanno scosso Torino. Dalle vertenze Embraco al lungo declino della Fiat, Nosiglia non si sottrasse mai al dovere di dare una voce a chi rischiava di perderla, denunciando con fermezza le ingiustizie e le sofferenze generate dalla disoccupazione e dalla precarietà. Le sue omelie, i suoi interventi pubblici, erano costruiti con la perizia di chi conosce il potere delle parole e sceglie con cura quelle che colpiscono nel segno, senza indulgenza per i potenti di turno.

Oltre all’impegno per i lavoratori, che lo rese un punto di riferimento morale inconfondibile, un altro capitolo significativo del suo operato fu dedicato alla Sindone. Durante il suo mandato promosse infatti l’ostensione del Sacro Telo nel 2015, un evento di portata mondiale che seppe gestire con grande equilibrio, coniugando la spinta devozionale con la necessaria attenzione alla ricerca scientifica e alla conservazione della reliquia. Un impegno, quello per la Sindone, che visse non come una mera operazione di facciata, ma come un servizio alla fede e alla storia di cui il lenzuolo è simbolo potente e discusso.

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