Mutui casa, tassi verso il 4%: chi rischia rate più care
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Redazione Economia
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Comprare casa con un mutuo diventa più costoso. Ad agosto 2026 il TAEG medio sui nuovi finanziamenti immobiliari è salito al 3,99%, rispetto al 3,81% di luglio, secondo le statistiche pubblicate dalla Banca d'Italia il 9 ottobre. Il rialzo porta il costo complessivo dei nuovi prestiti vicino alla soglia del 4%, sui livelli più elevati degli ultimi due anni. A pesare sulle prospettive del settore sono anche le tensioni geopolitiche e l'incertezza dei mercati finanziari, che alimentano nuove pressioni sui tassi di interesse.
Perché salgono i tassi e quanto pesa il costo del finanziamento
Il dato della Banca d'Italia riguarda il Tasso Annuale Effettivo Globale, l'indicatore che esprime il costo complessivo del finanziamento su base annua, comprendendo gli interessi e gli oneri previsti dalla normativa. Non coincide quindi con il TAN, il tasso nominale utilizzato per calcolare gli interessi sulla somma prestata. Per chi sta acquistando un'abitazione, questa distinzione è importante: due offerte con un tasso nominale simile possono presentare costi complessivi differenti a causa delle spese accessorie. Il confronto tra le proposte bancarie deve considerare anche la durata del prestito, l'importo richiesto e le condizioni contrattuali.
Il mercato risente delle aspettative sulla politica monetaria e dell'andamento dei rendimenti obbligazionari. Le pressioni sui bond possono influenzare soprattutto le condizioni dei nuovi mutui a tasso fisso, mentre quelli variabili seguono generalmente l'andamento dell'Euribor e delle decisioni monetarie della Banca centrale europea. Le due tipologie di finanziamento non reagiscono necessariamente con gli stessi tempi agli spostamenti dei mercati. Un aumento del costo della raccolta bancaria può inoltre riflettersi sulle offerte rivolte ai nuovi clienti, anche senza una variazione immediata dei tassi ufficiali.
Mutuo fisso o variabile: cosa cambia per chi paga già le rate
La crescita dei tassi non produce automaticamente un aumento delle rate per tutti i mutuatari. Chi ha sottoscritto un finanziamento a tasso fisso mantiene la rata prevista dal contratto, indipendentemente dalle oscillazioni successive dei mercati. Diversa è la situazione di chi ha scelto il variabile: l'importo da pagare può modificarsi alle scadenze di revisione, in funzione dell'indice di riferimento e dello spread concordato con la banca. Per questi clienti contano quindi sia l'evoluzione dei parametri monetari sia la periodicità con cui il contratto prevede l'aggiornamento degli interessi.
Le rilevazioni di MutuiOnline mostrano che il tasso variabile medio, dopo il 2,59% del secondo trimestre, ha raggiunto il 2,84% al primo ottobre, risentendo delle strette monetarie decise dalla BCE a giugno e settembre. La progressiva risalita riduce il vantaggio iniziale rispetto alle offerte a tasso fisso, che garantiscono invece una maggiore prevedibilità della spesa mensile. Secondo l'Osservatorio del portale, oltre il 90% delle richieste di mutuo registrate nel corso dell'anno si è orientato verso il fisso. Il variabile conserva un costo iniziale generalmente inferiore nelle rilevazioni considerate, ma espone il debitore alle successive oscillazioni del parametro utilizzato.
Prestiti in crescita nonostante il rincaro del credito
L'aumento del costo dei nuovi mutui si accompagna a un'accelerazione dei finanziamenti all'economia. Le statistiche di Bankitalia indicano che i prestiti al settore privato sono cresciuti del 3,7% su base annua, contro il 3,5% del mese precedente. I finanziamenti alle famiglie hanno registrato un incremento del 2,9%, dal precedente 2,6%, mentre quelli alle imprese sono aumentati del 4,2%, dopo il 4,1% rilevato nella precedente rilevazione. Si tratta di variazioni degli importi complessivamente erogati o in essere, distinte dagli indicatori che misurano il prezzo applicato ai nuovi contratti.
Un andamento differente interessa proprio il credito alle aziende. Il tasso medio sui nuovi prestiti alle società non finanziarie è sceso al 3,71%, dal 3,79% precedente. Per i finanziamenti fino a un milione di euro il costo si è attestato al 4,40%, mentre per quelli superiori a tale importo è risultato pari al 3,30%. Il rincaro ha interessato invece anche il credito al consumo, con un TAEG arrivato al 10,78% dal 10,38%. Sul fronte della raccolta bancaria, i depositi del settore privato sono aumentati dell'1,8% annuo, in rallentamento rispetto al 2,4%, mentre la raccolta obbligazionaria è cresciuta del 5,9%, contro il precedente 5,6%. I tassi riconosciuti dalle banche sul complesso dei depositi esistenti si sono attestati allo 0,69%, senza variazioni mensili.
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