Accusa di genocidio a Israele, il Sudafrica porta il caso all'Aia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'accusa di genocidio a Israele è stata portata alla Corte Internazionale dell'Aia dal Sudafrica. La squadra di avvocati del Sudafrica ha presentato un caso ben strutturato e convincente, delineando in modo inconfutabile sia i fatti che costituiscono gli elementi del crimine di genocidio, sia l'intenzione di distruggere i palestinesi di Gaza.
Il punto di vista della giurista Chantal Meloni
La giurista Chantal Meloni ha espresso il suo parere sulla questione, sottolineando che non solo lei, ma anche numerosi altri esperti con cui ha parlato, ritengono che gli avvocati abbiano delineato in modo inconfutabile sia i fatti che costituiscono gli elementi del crimine di genocidio, sia l'intenzione di distruggere i palestinesi di Gaza.
Le implicazioni giuridiche e politiche
Il deferimento alla Corte internazionale dell'Aja propone una serie di problemi sia giuridici che politici. Il primo, giuridicamente il più importante, è se sia o meno possibile definire con l'etichetta di "genocidio" la guerra di Gaza, con l'altissimo numero di morti civili che causa, un numero che il segretario di Stato americano Blinken giudica non da oggi troppo alto, e i trasferimenti di centinaia di migliaia di palestinesi in seguito ai bombardamenti israeliani.
Il sostegno dei Paesi musulmani al Sudafrica
I Paesi musulmani si sono mostrati compatti (o quasi) al fianco del Sudafrica a L'Aia, sostenendo che Israele sta compiendo un genocidio contro i palestinesi. Il Sudafrica sostiene che Israele ha trasgredito l'articolo 2 della convenzione Onu, commettendo atti che rientrano nella definizione di genocidio. Le azioni mostrano un modello sistematico di condotta da cui si può dedurre un genocidio.




