Prosegue in rialzo la seduta del vecchio continente, più cauta Milano dove corrono Avio e Moncler

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Bilancio decisamente positivo per i mercati finanziari del Vecchio Continente, dove gli acquisti si sono susseguiti senza soluzione di continuità, alimentati da un cauto ottimismo legato al dossier geopolitico più caldo del momento. L’attenzione degli investitori, infatti, rimane saldamente concentrata sugli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, una partita cruciale da cui dipendono le sorti del greggio e, di conseguenza, le dinamiche inflazionistiche future.

In questo contesto di distensione controllata, le Borse europee hanno allungato il passo, tentando di recuperare i livelli precedenti alle recenti tensioni; Parigi guida la carica con un rialzo consistente, seguita a ruota da Francoforte e Londra, mentre Piazza Affari si muove con maggiore cautela, restando comunque saldamente in territorio positivo.

Il petrolio sotto pressione e lo sprint del lusso

Il vero motore di questa seduta, va detto, è rappresentato dal crollo delle quotazioni delle materie prime energetiche. Il greggio scivola sotto la soglia psicologica dei novanta dollari al barile per quanto riguarda il Wti, un livello che non si vedeva da prima dell’escalation, e il Brent segue a ruota; questa flessione, come spesso accade, è la diretta conseguenza delle rinnovate speranze per una riapertura dello Stretto di Hormuz.

Se le navi potranno tornare a solcare liberamente quel passaggio obbligato, le catene di approvvigionamento si normalizzeranno e le pressioni sui prezzi si allenteranno. A beneficiare di questo scenario sono principalmente i comparti ciclici, come quello dei beni di consumo e dell’automotive, che vedono ridursi i costi di produzione e logistica.

A Milano, in particolare, svettano i titoli del lusso – Moncler su tutti, ma anche Brunello Cucinelli – insieme a Stellantis, che capitalizza al meglio questo nuovo slancio; non passa certo inosservata la performance di Avio, che vola in cima al listino trainata da aspettative specifiche sul suo business.

La marcia indietro dell’energia e gli occhi su Wall Street

Se da un lato i cavalli di razza del lusso e dell’auto galoppano, dall’altro il comparto energetico arranca visibilmente. Eni, Saipem e Tenaris subiscono le vendite, scontando un futuro in cui il barile potrebbe valere molto meno: una reazione quasi fisiologica, se si considera che il loro fatturato è strettamente legato all’andamento del petrolio. L’euro intanto si mantiene stabile sul dollaro, attestandosi su livelli che non richiedono particolari correzioni, mentre l’oro – tradizionale bene rifugio – perde smalto, segno che la fame di rischio tra gli operatori è tornata a farsi sentire.

In attesa dell’avvio ufficiale di Wall Street, i cui future viaggiano in netto rialzo e promettono una scia di acquisti, il Ftse Mib si conferma sopra quota 50mila punti, una resilienza che dimostra come il mercato italiano, nonostante la prudenza di fondo, abbia scelto la sua direzione.

Milano cauta ma solida tra spread e macroeconomia

Lo spread, va rilevato, si mantiene sostanzialmente stabile, senza sussulti particolari, un dato che offre un ulteriore supporto alla tenuta dei listini nazionali. Il clima generale, insomma, è di quelli che premiano chi scommette sulla distensione, anche se la parola “cessate il fuoco” non è ancora stata scritta ufficialmente sui verbali dei tavoli diplomatici. Per ora, gli investitori si accontentano dei segnali – il passaggio di alcune navi, le dichiarazioni più morbide – e spingono al rialzo i listini, dimenticando per un giorno le paure recessive.

La seduta milanese, proprio per questa sua natura più guardinga rispetto alle cugine europee, racconta meglio di ogni altra l’anima divisa del mercato: da una parte l’entusiasmo per un possibile accordo, dall’altra la cautela di chi sa che la partita iraniana è tutt’altro che chiusa. E intanto, in attesa dei prossimi sviluppi, i trader continuano a comprare, spostando capitali dai beni rifugio ai titoli ciclici.

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