D’Aversa: “A Cremona guerra sportiva”, il Toro non cerca alibi
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Redazione Sport
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La conferenza stampa della vigilia, spesso teatro di dichiarazioni di circostanza, si è trasformata ieri in un passaggio d’armi verbale piuttosto netto. Roberto D’Aversa, tecnico del Torino, ha scelto la via della durezza per caricare l’ambiente in vista della trasferta di domani sul campo della Cremonese, una squadra che – lo ha ripetuto più volte – lotta con le unghie per non affondare nei bassifondi della classifica. La posta in palio, insomma, non è una semplice formalità: “Contro la Cremonese sarà una guerra sportiva”, ha scandito l’allenatore granata, consapevole che i padroni di casa, guidati da Marco Giampaolo, non avranno alcuna intenzione di concedere spazi o agevolazioni. L’approccio mentale, secondo D’Aversa, dovrà essere identico a quello delle battaglie più sporche affrontate in passato, dove l’intensità e la cattiveria agonistica finiscono spesso per prevalere sulla qualità del palleggio.
Dal punto di vista tecnico, la trasferta di Cremona impone un paio di modifiche obbligate ma, a sentire il mister, assolutamente gestibili. La squalifica di Ismajli, pilastro della retroguardia nelle ultime settimane, costringerà il Toro a ridisegnare il pacchetto difensivo. D’Aversa, però, non ha mostrato alcun segno di preoccupazione, anzi: ha trasformato l’assenza in un’opportunità per chi aspetta. I nomi di Maripan e Marianucci sono stati fatti dai cronisti, e il tecnico ha risposto elogiando le caratteristiche diverse dei due, sottolineando come la scelta del sostituto dipenderà dal “piano tattico” specifico per contrastare l’undici di Giampaolo, ma assicurando che “a prescindere da chi giocherà siamo in sicurezza”. Non ci saranno, come selezionati fuori rosa o per infortunio, anche Zapata, Nkounkou e Aboukhlal; scelte precise che delineano già il perimetro della squadra che scenderà in campo.
L’obiettivo dei 40 punti e la “corsa” verso il traguardo
Sebbene la classifica sorrida ai granata, D’Aversa ha tenuto a smorzare ogni entusiasmo eccessivo, concentrandosi invece sulla concretezza dei numeri. La matematica non ha ancora certificato la salvezza, e finché mancherà quella certezza, l’unico pensiero deve essere accumulare punti. “Per una squadra come il Toro, il minimo sindacale è andare a vincere a Cremona”, ha dichiarato senza mezzi termini, respingendo l’idea che un pareggio possa essere considerato un risultato positivo. Anzi, l’allenatore si è spinto oltre, rivelando che “domani mi dispiacerebbe anche pareggiarla questa partita”, un’ammissione che rivela fame e ambizione.
L’espressione “Toro da corsa”, usata dallo stesso tecnico, non è retorica vacua: è il riassunto di una media punti che nelle ultime uscite ha proiettato la squadra lontano dalla zona calda. D’Aversa ha fatto un esplicito riferimento al passato recente, in particolare alla trasferta di Pisa, per spiegare le difficoltà intrinseche del match. “All’epoca – ha ricordato – dissi che sarebbe stata una partita sporca perché il Pisa in casa ha fatto sì che tutti gli avversari non giocassero bene”. Le analogie con la Cremonese sono evidenti: una squadra arcigna, che sfrutta la spinta del pubblico e la disperazione della classifica per mettere in difficoltà chiunque. Il monito per i suoi ragazzi è chiaro: presentarsi pronti “sia sul piano tecnico che su quello dell’atteggiamento”, senza la presunzione di essere già al sicuro.
Giampaolo e la sfida tattica: l’incrocio tra due ex colleghi
Un capitolo a parte merita il duello a distanza – e domani in panchina – tra D’Aversa e Marco Giampaolo. Un legame, il loro, che affonda le radici nel passato: Giampaolo fu vice di Delio Rossi quando D’Aversa era calciatore, un’esperienza che l’attuale tecnico del Torino non ha dimenticato. “Spero di riuscire a batterlo per la prima volta”, ha confessato D’Aversa, aggiungendo un pizzico di sana rivalità personale a una sfida che, sulla carta, è decisiva per entrambe le squadre. Ma al di là dei ricordi, è l’analisi tattica a dominare la vigilia. Secondo D’Aversa, la Cremonese di Giampaolo è una macchina ben oliata che parte con uno schema preciso: difesa a quattro, quattro centrocampisti e due punte.
Tuttavia, l’ex tecnico del Lecce ha voluto smarcarsi dall’idea che la tattica possa risolvere tutto. “L’aspetto tattico è importante – ha precisato – ma domani sarà una guerra sportiva”. Una dichiarazione che suona quasi come un avvertimento ai suoi calciatori: contro una squadra che “vorrà fare punti” a tutti i costi, la strategia da sola non basta. Serve quella determinazione viscerale che permette di vincere i contrasti e di non farsi risucchiare dall’agonismo altrui. D’altronde, Giampaolo stesso, in una conferenza parallela, ha parlato di voler vedere “una squadra viva e coraggiosa”, capace di reagire alla fragilità psicologica mostrata nelle ultime uscite. La posta, per entrambi, è altissima.
La gestione del gruppo e la spinta finale
In chiusura di conferenza, D’Aversa ha speso parole importanti per la gestione del gruppo, sottolineando come la vera forza del Torino risieda nella competizione interna. L’assenza di titolari fissi – o meglio, la necessità di guadagnarsi il posto settimana dopo settimana – sta alzando il livello degli allenamenti. “Mi piace citare più quelli che mi stanno mettendo dei dubbi”, ha detto, un approccio che tiene tutti allerta. Nessuno, dal primo all’ultimo, può sentirsi appagato, perché la salvezza è ancora un’aritmetica da conquistare.
E se il presidente Cairo ha lasciato intendere che ci saranno colloqui per il futuro, D’Aversa ha preferito glissare, rimanendo ancorato al presente. “Le parole del presidente non vanno commentate, ma vanno solo ascoltate”, ha tagliato corto, ribadendo che la sua testa è solo concentrata sul percorso con i ragazzi. Un percorso che, se dovesse portare a una vittoria domani, permetterebbe al Toro di guardare con ottimismo al rush finale, magari puntando a un piazzamento di metà classifica. Ma questo, per ora, è un discorso che rimanda al fischio finale dello Zini.




