Un'azienda di Orbassano spiega: "La fabbrica in Algeria salva i posti a Torino"
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Redazione Interno
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Mentre il dibattito sulle strategie nordafricane di Stellantis, che ha convocato oltre un centinaio di fornitori torinesi per illustrare le opportunità nel paese magrebino, infiamma il panorama industriale locale e accende le proteste sindacali, c'è chi, dall'interno di quel medesimo indotto, racconta una storia diversa. Pierangelo Decisi, patron dell'azienda di materie plastiche per l'automotive Sigit di Orbassano, sostiene con decisione che investire in Algeria non equivalga affatto a sottrarre risorse al territorio, come molti temono, bensì a preservarle e persino a potenziarle. "Se io delocalizzo in Algeria? Non scherziamo", afferma l'imprenditore, il cui stabilimento algerino, concepito per servire il mercato locale e non quello europeo, diventa lo strumento attraverso cui garantire la stabilità occupazionale nella sede storica.
Un modello che punta all'espansione, non alla sostituzione
La logica esposta da Decisi, i cui soci includono un fondo sovrano dell'Oman, ribalta il comune luogo comune associato agli investimenti esteri. La nuova fabbrica, infatti, non nasce per sostituire quella piemontese ma per aprire un canale di business aggiuntivo, le cui positive ricadute si riversano, secondo la sua testimonianza, proprio sugli uffici torinesi. "La mia nuova fabbrica nel paese nordafricano mi permetterà di non licenziare in Italia", spiega, sottolineando come, anzi, le prospettive di crescita offerte dal mercato algerino abbiano già condotto all'assunzione di una ventina di impiegati agli Enti Centrali. Un caso, il suo, che dimostra come l'internazionalizzazione possa configurarsi non come una fuga, bensì come un volano per consolidare, e in certi casi incrementare, l'occupazione nel nostro paese.
Il contesto più ampio e le preoccupazioni dell'indotto
Questa visione ottimistica si scontra, tuttavia, con un clima di generale apprensione che attraversa il cuore produttivo torinese, dove la mobilitazione dei lavoratori è già calendarizzata. L'iniziativa "Stellantis Algeria meets Turin companies", tenutasi presso l'Unione Industriali, ha infatti suscitato reazioni contrastanti, nonostante i portavoce del gruppo abbiano più volte precisato che l'operazione riguardi esclusivamente la produzione per il mercato algerino. L'obiettivo di assemblare fino a 90mila vetture entro il 2026 nello stabilimento nordafricano, pur rappresentando una formidabile occasione di business per le aziende fornitrici chiamate a partecipare, viene percepito da molti come il preludio a un più ampio riassetto delle filiere, capace di generare incertezze profonde.
Tra cronaca nera e dinamiche industriali complesse
In un periodo storico dove le notizie di cronaca nera, spesso legate a delicate inchieste giudiziarie su reati finanziari o industriali, contribuiscono a dipingere un quadro fosco del mondo imprenditoriale, la trasparenza sulle strategie di sviluppo internazionale diventa cruciale. La narrazione offerta da imprenditori come Decisi cerca di scindere il concetto di delocalizzazione predatoria da quello di espansione di mercato, un distinguo non sempre facile da comunicare e da accettare in un tessuto produttivo sensibile alle minacce alla manifattura nazionale. Rimane il fatto che, al di là delle posizioni, l'interesse concreto di un centinaio di aziende per l'incontro con Stellantis Algeria indica come la ricerca di nuovi mercati sia un imperativo concreto, dettato da logiche globali che trascendono i confini regionali.




