Posa completata per il Tyrrhenian Link, ma la rabbia dei residenti è esplosa
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Redazione Economia
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Con la posa del primo cavo sottomarino del ramo ovest, il Tyrrhenian Link ha segnato un nuovo, fondamentale traguardo. L'opera, che Terna sta portando avanti con un investimento da 3,7 miliardi, mira a rafforzare in maniera decisiva la rete di trasmissione energetica nazionale, unendo la Sicilia e la Sardegna attraverso un collegamento sottomarino che raggiunge la profondità record di 2150 metri: un primato mondiale per un elettrodotto in corrente continua ad alta tensione. Il completamento di questa fase, avvenuta in poco più di tre mesi con l'installazione di circa 480 chilometri di cavo, consolida la strategia che vede il Mediterraneo sempre più come un hub strategico per le grandi reti energetiche, con effetti attesi sia sulla sicurezza del sistema sia sul percorso di decarbonizzazione, in linea con gli obiettivi governativi e europei.
La protesta di Marina delle Nereidi: un paradiso "svenduto"
Se da un lato, dunque, si celebrano i traguardi ingegneristici e gli obiettivi strategici, dall'altro la rabbia delle comunità locali toccate dall'infrastruttura è palpabile e ha trovato voce, in particolare, nel villaggio di Marina delle Nereidi. Qui i residenti – una settantina di famiglie – esprimono una profonda frustrazione, sostenendo che il cavo sia stato posizionato "a pochi metri dalla riva, oltre ogni possibile immaginazione", in uno specchio di mare che consideravano un paradiso da difendere. La loro protesta, portata avanti per due anni attraverso un comitato, si è scontrata con quella che definiscono "una politica di denigrazione", lasciando il sentimento amaro di un luogo che, anziché essere tutelato, è stato a loro dire "svenduto". Alcuni di loro, parlando della vicinanza dell'opera, hanno confessato che "ci tremano le gambe", un'espressione che sintetizza l'ansia per un impatto percepito come invasivo e per un dialogo ritenuto inesistente.
Disagi anche a terra, con i cantieri sulla circonvallazione
Le criticità non si limitano, d'altronde, alla sola questione della posa in mare. Sulla terraferma, infatti, i lavori procedono generando inevitabili disagi alla circolazione, come nel caso del tratto della circonvallazione tra Sinnai e Settimo San Pietro. Qui, per la messa in opera dei cavi del Tyrrhenian Link – operazione che dovrebbe concludersi entro luglio – è stata chiusa una delle due corsie, obbligando gli automobilisti a lunghe code regolate da "semafori volanti". Il traffico, di conseguenza, si è in parte riversato sulle strade alternative all'interno dell'abitato di Settimo San Pietro, spostando il problema senza risolverlo e testando la pazienza di chi quotidianamente percorre quelle vie.
Un'opera di portata storica tra record e tensioni locali
Il quadro che emerge è dunque complesso e stratificato. Da una parte, il Tyrrhenian Link si conferma come una delle opere infrastrutturali più rilevanti del settore, capace di stabilire primati tecnici e di ridisegnare la mappa dei flussi energetici nel Sud Europa, unendo le isole maggiori al continente con una tecnologia d'avanguardia. Dall'altra, il suo dispiegarsi concreto solleva tensioni e malcontenti in quelle realtà locali che ne subiscono direttamente l'impatto, sia esso paesaggistico, ambientale o semplicemente legato alla mobilità quotidiana. Il percorso verso il completamento dell'opera, che promette di avere effetti a cascata sul sistema energetico nazionale, deve dunque fare i conti anche con queste voci di dissenso, che contestano non tanto gli obiettivi generali del progetto, quanto le modalità con cui esso viene calato nei territori.
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