Dati rubati, piano eversivo per ricattare le istituzioni
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Redazione Interno
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Quando Nunzio Calamucci, socio di Equalize, affermava di avere in pugno l’Italia, non si trattava di una semplice millanteria. Secondo quanto riportato dai pm nella richiesta di custodia cautelare, l’organizzazione disponeva di risorse umane capaci di mettere in atto operazioni di depistaggio e delegittimazione. L’archivio delle spie, trovato in un garage, conteneva informazioni riservate ottenute tramite un cellulare criptato, utilizzato da Carmine Gallo, ex colonna portante dell’Antimafia milanese.
Il pm Francesco De Tommasi è convinto che il cellulare criptato fosse custodito in un cassetto della scrivania di Gallo, ma durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Varese, non è stato trovato. La vicenda ha portato all’arresto di tredici persone, accusate di far parte di una rete che, secondo il pm, aveva come obiettivo quello di far tremare le fondamenta della Repubblica.
Il gip di Milano, Fabrizio Filice, e il pm De Tommasi hanno interpretato la vicenda in maniera diversa: il primo ritiene che la banda vendesse segreti e bugie a imprenditori e notabili per arricchimento personale, mentre il secondo crede che la questione abbia riflessi eversivi. La rete di Equalize, con sede in via Pattari 6 a Milano, era un’enorme macchina di dossier e ricatti, gestita da Enrico Pazzali, presidente di Fiera Milano, e dal suo socio Gallo.
Le indagini hanno rivelato che numerosi individui si rivolgevano all’agenzia investigativa per ottenere informazioni riservate. La scoperta dell’archivio delle spie ha svelato l’ampiezza delle operazioni di Equalize, che, secondo le accuse, disponeva di una rete relazionale capace di influenzare e manipolare le istituzioni.




