Il petrolio scende sotto i 90 dollari e le Borse ne approfittano, ma resta la volatilità sul conflitto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le sedute dei mercati azionari, dopo settimane di turbolenze legate all'escalation militare in Medio Oriente e al conseguente balzo dei prezzi delle materie prime energetiche, mostrano finalmente un timido segnale di sollievo, sebbene l'orizzonte rimanga tutt'altro che sereno. Gli indici del Vecchio continente, e non solo, hanno chiuso la giornata in territorio ampiamente positivo, trascinati da un fattore cruciale: il calo del costo del greggio. Il Brent, che aveva sfiorato e superato quota cento dollari al barile nei giorni di massima tensione, è tornato a scivolare sotto la soglia psicologica dei novanta dollari, registrando un flessione di circa otto punti percentuali, un movimento che gli operatori hanno interpretato come un immediato segnale di acquisto.

Dietro questa discesa, che ha visto il Wti attestarsi su valori simili, c'è la percezione, diffusa tra gli investitori, di una possibile de-escalation del conflitto che vede coinvolti Israele e Stati Uniti contro l'Iran. Le dichiarazioni del presidente americano, Donald Trump, hanno giocato un ruolo non secondario nel raffreddare gli animi: da un lato, la sua affermazione secondo cui Teheran sarebbe "prossima alla resa" ha gettato benzina sul fuoco delle speculazioni geopolitiche; dall'altro, però, ha offerto al mercato quell'aggancio per scommettere su una rapida conclusione delle ostilità, o quanto meno su un loro contenimento, alimentando il rimbalzo dei listini.

Piazza Affari guida la corsa, spread in calo

La reazione delle piazze finanziarie europee è stata robusta e generalizzata. A Milano, il Ftse Mib ha messo a segno un progresso del 2,6%, spingendosi fino a 45.201,69 punti e sovraperformando gli altri listini. Bene anche Francoforte, con il Dax in rialzo del 2,4%, e Parigi, dove il Cac40 ha guadagnato l'1,79%, mentre Londra ha chiuso con un +1,6%. A beneficiare dell'umore positivo è stato anche il mercato obbligazionario, con lo spread tra Btp e Bund decennali tedeschi che si è ridotto, scendendo a 77,6 punti base; il rendimento del Titolo italiano è calato al 3,72%, riflettendo una minore percezione di rischio specifico del paese in un contesto di generale ritorno alla fiducia.

Tuttavia, a guardare oltre il dato superficiale, ci si accorge che la partita è tutt'altro che chiusa. La volatilità resta la regola, e le nubi all'orizzonte sono rappresentate proprio dalla natura altalenante delle notizie dal fronte. Se da una parte Trump parla di resa imminente, dall'altra la sua amministrazione continua a condurre operazioni militari e a minacciare ritorsioni, mentre l'Iran replica con la chiusura dello Stretto di Hormuz, via d'acqua vitale per il transito del petrolio, e promette vendetta. Il G7, chiamato a coordinare una risposta sulle riserve strategiche di petrolio per calmierare ulteriormente i prezzi, per ora ha preferito prendere tempo, lasciando il mercato in una condizione di sospesa incertezza.

Il gas resta sotto osservazione, energia in altalena

Se il petrolio ha rallentato la sua corsa, il mercato del gas naturale rimane un tassello caldo del puzzle energetico. Dopo le fiammate della settimana precedente, anche il metano ha mostrato un certo raffreddamento, ma gli occhi degli analisti restano puntati sulle dinamiche dell'offerta e sulle possibili interruzioni legate al conflitto allargato. Le società del settore energetico, come Eni e Saipem a Milano, hanno inizialmente tratto beneficio dal rialzo delle materie prime, salvo poi scontrarsi con la nuova realtà di un prezzo in discesa, in una girandola di posizioni che rende complesso qualsiasi tentativo di pianificazione.

In questo clima, l'azionario ha comunque scelto di premiare la tregua sul fronte petrolio, ma lo fa con la consapevolezza che basti una nuova dichiarazione bellicosa o un attacco a una infrastruttura critica per invertire nuovamente la rotta. Le Borse, in definitiva, rialzano la testa, ma lo fanno in un contesto in cui la variabile geopolitica, e in particolare le mosse del presidente Trump e la risposta della leadership iraniana, rimangono il vero e unico driver capace di dettare l'agenda. La giornata positiva non cancella la fragilità di un equilibrio costruito sulla sabbia di dichiarazioni contraddittorie e su un conflitto che, nonostante le previsioni di una rapida fine, continua a bruciare.

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