Pisa, dieci anni di sintomi ignorati: ospedale condannato a risarcire un milione ai familiari della paziente morta
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Redazione Interno
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Per oltre un decennio, una paziente originaria di Viareggio ha sopportato dolori persistenti e segnali inequivocabili di una patologia grave, senza che i medici riuscissero a inquadrare correttamente il quadro clinico. Solo nel 2021, quando ormai il male si era diffuso in modo irreversibile, la donna, all'età di 74 anni, è deceduta per un'insufficienza respiratoria causata da un tumore al colon che aveva nel frattempo metastatizzato ai polmoni.
A distanza di cinque anni dalla scomparsa, il Tribunale di Pisa ha emesso una sentenza destinata a fare giurisprudenza, condannando l'Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup) e il medico curante a risarcire il marito e la figlia della vittima con una somma complessiva che sfiora il milione di euro, precisamente 975mila euro tra indennizzo e spese legali.
Una lunga scia di mancate diagnosi
Secondo quanto ricostruito dai giudici, la struttura sanitaria e il professionista che avevano in carico la paziente non sarebbero stati in grado di diagnosticare tempestivamente la neoplasia, nonostante i ripetuti accessi al pronto soccorso e le visite specialistiche effettuate tra il 2009, il 2011 e il 2012. In quelle occasioni, la donna lamentava sintomi chiari e persistenti che avrebbero dovuto indirizzare verso accertamenti più approfonditi, ma gli esami specifici non vennero eseguiti con la dovuta tempestività.
La sentenza, depositata dal Tribunale di Pisa, ha accolto la tesi dell'accusa sostenendo che una corretta e sollecita diagnosi avrebbe quantomeno evitato le sofferenze patite dalla paziente negli ultimi anni di vita, offrendole possibilità terapeutiche oggi precluse.
La pronuncia del tribunale e la ripartizione delle responsabilità
Il dispositivo della sentenza ha riconosciuto una duplice forma di responsabilità: da un lato quella oggettiva, attribuita all'Aoup in quanto struttura ospedaliera deputata a garantire standard assistenziali adeguati, e dall'altra quella per negligenza, ascritta al medico che seguiva la donna in quel determinato arco temporale.
La decisione dei giudici si basa sulla considerazione che i sintomi riferiti dalla paziente, unitamente alla sua storia clinica, costituissero elementi sufficienti per attivare un percorso diagnostico mirato, finalizzato a escludere o confermare la presenza di un tumore al colon. Invece, il mancato ricorso a esami strumentali e specialistici ha determinato un ritardo colpevole, permettendo alla malattia di progredire silenziosamente fino a interessare altri organi.
Il quadro clinico e le conseguenze letali
La neoplasia, originariamente localizzata a livello intestinale, ha avuto tutto il tempo per espandersi, generando metastasi a livello polmonare che hanno compromesso in modo irreversibile la funzionalità respiratoria della 74enne. Il decesso, avvenuto nel marzo del 2021, è stato quindi causalmente ricondotto all'insufficienza respiratoria determinata dalla diffusione delle cellule tumorali, un esito che il Tribunale ha ritenuto potenzialmente evitabile o quantomeno ritardabile se la diagnosi fosse stata posta con anni di anticipo.
La cifra stanziata a titolo di risarcimento, vicina al milione di euro, intende ristorare i familiari per il danno morale e biologico subito, oltre a coprire le spese legali sostenute per l'intera durata del procedimento giudiziario.
Il significato della sentenza per la responsabilità medica
Il caso pisano si inserisce in un filone giurisprudenziale particolarmente delicato, quello della responsabilità professionale in ambito sanitario, dove il confine tra errore diagnostico e complicanza clinica è spesso oggetto di aspri contenziosi. La pronuncia del Tribunale di Pisa si distingue per l'entità dell'indennizzo riconosciuto, tra i più alti registrati in situazioni analoghe, e per la chiarezza con cui ha attribuito le colpe al sistema ospedaliero e al singolo specialista.
La documentazione acquisita nel corso del processo ha permesso di ricostruire minuziosamente i passaggi mancati, dimostrando come la reiterazione dei sintomi e la frequenza degli accessi in ospedale rendessero doveroso un approfondimento che invece, inspiegabilmente, non venne mai effettuato.




