Il nuovo governo britannico di Andy Burnham: più donne che uomini, ma i dicasteri pesanti restano maschili
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Redazione Esteri
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La politica britannica raggiunge un traguardo che, per la sua unicità, merita di essere raccontato. Non si tratta di una svolta epocale, ma di un dato che pesa e che offre uno spaccato interessante di come stiano cambiando le cose a Downing Street. Il nuovo governo guidato dal laburista Andy Burnham, infatti, è composto da un numero di donne superiore a quello degli uomini. Un equilibrio che non ha precedenti nel Regno Unito, tanto da superare il record stabilito appena due anni fa dal primo governo di Keir Starmer.
Nella squadra che affiancherà il premier nelle decisioni cruciali, si contano 12 donne e 11 uomini. Un sorpasso numerico che racconta un cambiamento, seppur con alcune significative eccezioni. Perché se è vero che la rappresentanza femminile ha raggiunto un livello storico, è altrettanto vero che i ministeri tradizionalmente considerati "pesanti" restano saldamente in mano maschile.
Cancelliere dello Scacchiere (il nostro ministro dell'Economia e delle Finanze) è John Healey, un veterano che torna al Tesoro dopo essersi dimesso da ministro della Difesa a giugno per divergenze sulla spesa militare. Il Ministero degli Esteri è stato affidato a Ed Miliband, figura di spicco del partito e già leader dei laburisti tra il 2011 e il 2015. La Difesa va a Wes Streeting, mentre agli Interni è stata riconfermata Shabana Mahmood, che aveva già introdotto politiche restrittive su immigrazione e asilo durante il governo Starmer.
Yvette Cooper, che aveva guidato la diplomazia, si sposta alla Sanità, mentre Lucy Powell è stata riconfermata all'Istruzione.
Un "governo del costo della vita" che parte dalle misure concrete
L'arrivo al numero 10 di Downing Street, avvenuto lunedì 20 luglio dopo l'elezione senza rivali alla guida del partito in seguito alle dimissioni di Keir Starmer, è stato segnato da due annunci che hanno dato immediatamente il tono alla nuova amministrazione. Il caro-vita ha dominato il discorso d'insediamento e il giorno seguente, durante la prima riunione di gabinetto, Burnham ha ribadito ai ministri la necessità di formare un «governo del costo della vita», con il preciso compito di convincere le famiglie che gli aiuti sono in arrivo. Non si è trattato di semplici dichiarazioni di intenti.
La prima mossa è stata l'abolizione dell'Iva sulle bollette elettriche, una misura che dal 1° ottobre fino alla fine dell'anno fiscale eliminerà il 5% di imposta, riducendo in media di circa 45 sterline (poco più di 50 euro) la spesa annuale per le famiglie. L'iniziativa sarà finanziata con la cancellazione del controverso programma per la carta d'identità digitale voluto da Starmer, un progetto dal valore di 1,8 miliardi di sterline che era stato criticato per le implicazioni sulla privacy.
Il tetto ai biglietti dell'autobus e l'eredità della Greater Manchester
Il secondo annuncio, arrivato a distanza di poche ore, è altrettanto simbolico e rappresenta una delle bandiere politiche del nuovo premier. Andy Burnham ha abbassato il tetto per i biglietti dell'autobus in tutta l'Inghilterra, portandolo da 3 a 2 sterline. La misura, che entrerà in vigore a gennaio 2027, non riguarderà Londra dove il sindaco Sadiq Khan ha già stabilito un limite di 1,75 sterline, ma avrà un impatto significativo su milioni di cittadini inglesi, riducendo i costi di un terzo in alcune aree del Paese.
La scelta è carica di significato perché richiama direttamente l'esperienza del primo ministro come sindaco della Greater Manchester, dove il Bee Network, la rete di trasporti pubblici rimessa sotto il controllo pubblico, vanta da anni tariffe bloccate a 2 sterline. Non solo: un tetto analogo era già stato introdotto a livello nazionale dal governo conservatore di Boris Johnson nel gennaio 2023, ma era stato poi innalzato a 3 sterline dall'esecutivo di Starmer, che lo riteneva economicamente insostenibile.
Ora Burnham, forte di un costo stimato di circa 500 milioni di sterline all'anno, ha deciso di ripristinarlo, trovando le risorse necessarie riallocando i fondi del ministero dell'Energia, in parte convertendo in prestiti rimborsabili quelli destinati a progetti internazionali per il clima.
La sfida dell'edilizia popolare e il rilancio delle periferie
La lotta al costo della vita non si esaurisce nelle bollette e nei trasporti. Durante la campagna elettorale, Burnham aveva lanciato la sua proposta più ambiziosa in tema di housing: il più grande programma di edilizia popolare dal dopoguerra. Un piano che intende reindirizzare l'intero budget governativo di 39 miliardi di sterline (circa 46 miliardi di euro) verso i consigli locali per costruire circa 300.000 case in dieci anni.
L'obiettivo dichiarato è quello di sottrarre il controllo dello sviluppo alle associazioni e agli enti semi-pubblici che hanno dominato il settore per decenni, per restituire centralità alle amministrazioni locali. A supervisionare il progetto ci sarà un nuovo ufficio, il Number 10 North, che Burnham ha definito il "centro nevralgico di una Gran Bretagna riconfigurata" e che avrà il compito di ridurre i costi utilizzando terreni pubblici dismessi e incentivando la densificazione residenziale nei centri urbani.
Una visione che si inserisce in un più ampio piano di reindustrializzazione e decentramento del potere, pensato per ridare slancio alle aree del Paese che da decenni attendono una rinascita. Il neo-premier ha già avuto colloqui con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ribadendo l'impegno per la sicurezza degli alleati e il sostegno a Kiev. Con la nomina di un viceministro ad hoc per lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale, Burnham guarda anche al futuro tecnologico del Paese.




