Nuovo governo britannico, più donne che uomini ma i dicasteri pesanti restano maschili
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Per la prima volta nella storia del Regno Unito, un gabinetto di governo conta più donne che uomini: un traguardo significativo, sebbene la distribuzione dei ruoli chiave lasci intravedere un quadro ancora tradizionale. Il nuovo esecutivo guidato dal laburista Andy Burnham, ufficialmente insediatosi il 20 luglio dopo aver ricevuto l'incarico da re Carlo III, è composto da 23 membri, dei quali 12 sono donne e 11 uomini, un dato che supera il precedente primato stabilito dal primo governo di Keir Starmer nel 2024, che contava 11 ministre su 22 membri totali.
Un gabinetto a trazione femminile ma con le redini salde in mano maschile
La fotografia dell'esecutivo, tuttavia, si fa più complessa quando si analizzano le poltrone che contano davvero. Se la presenza femminile complessiva segna un primato, i quattro dicasteri tradizionalmente considerati "pesanti" – Tesoro, Interni, Esteri e Difesa – mostrano una preoccupante involuzione rispetto al passato recente. Nel governo di Starmer, le donne ricoprivano tre di questi ruoli; nell'esecutivo di Burnham, la presenza femminile in questi vertici strategici si riduce a una sola figura.
John Healey, ex segretario alla Difesa, è stato nominato cancelliere dello Scacchiere, mentre Ed Miliband è il nuovo titolare del Foreign Office e Wes Streeting, ex ministro della Salute, ha preso le redini del dicastero della Difesa. Shabana Mahmood è stata confermata al ministero dell'Interno, rappresentando l'unica eccezione in un quadro che per il resto resta saldamente in mano maschile.
L'ambizioso programma per la casa e lo scontro sui costi
Tra le figure femminili di spicco del nuovo corso, spicca Angela Rayner, nominata ministra per l'Edilizia Abitativa, le Comunità e il Governo Locale, un dossier che il premier Burnham ha posto al centro della sua azione politica. La sua promessa elettorale più ambiziosa, infatti, è quella di realizzare "il più grande programma di edilizia popolare dal dopoguerra", reindirizzando l'intero budget governativo di 39 miliardi di sterline (circa 46 miliardi di euro) verso i consigli locali per costruire 300.000 case in dieci anni, sottraendo il controllo dello sviluppo alle associazioni e ad altri enti semi-pubblici che hanno dominato il settore per decenni. Un piano che, tuttavia, ha già suscitato critiche e perplessità. Un rapporto del think tank Centre for Policy Studies (CPS) ha letteralmente demolito i conti di Burnham, sostenendo che con quella cifra, e considerando gli attuali costi di costruzione, si potrebbero realizzare al massimo 15.000 case all'anno, pari a solo il 5% dell'obiettivo annuo di costruzioni per l'Inghilterra.
La critica principale è che il governo, secondo il CPS, non comprenderebbe appieno l'economia che sottende all'edilizia sociale, con il costo medio di una casa a tre camere che si aggira intorno alle 251.700 sterline e sussidi impliciti che già costano al paese circa 79 miliardi di sterline l'anno.
La birra al pub e il taglio delle tasse per i locali
In controtendenza rispetto alle complessità dell'housing, Burnham ha scelto un gesto simbolico per annunciare un'altra delle sue misure di sostegno alle imprese. In un pub di Harlow, nell'Essex, il neo premier si è presentato insieme al cancelliere John Healey per spillare birra e brindare con una pinta in mano, celebrando il taglio del 20% delle imposte locali sugli immobili commerciali per pub, club e locali di musica dal vivo in difficoltà.
Si tratta del terzo annuncio in pochi giorni, dopo le misure sulle bollette elettriche domestiche e il tetto alle tariffe degli autobus, con cui il governo intende rispondere alla crisi del costo della vita che affligge il paese. Un gesto di vicinanza al mondo della notte e dell'intrattenimento, un settore che, come ha sottolineato il premier, sta perdendo locali a un ritmo di uno al giorno e ha bisogno di sapere che "la cavalleria sta arrivando".
Mentre il nuovo esecutivo si insedia e annuncia le sue prime mosse, l'equilibrio di genere raggiunto rappresenta un passo avanti storico per la politica britannica, ma la concentrazione del potere nei ruoli chiave suggerisce che la strada verso una parità sostanziale sia ancora lunga e irta di ostacoli, in un paese che si trova ad affrontare sfide economiche e sociali di notevole portata.




