Truffa a nome di Crosetto, come è stata smascherata la banda che si spacciava per il ministro
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Redazione Interno
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Una banda di truffatori, fingendosi membri dello staff del ministro della Difesa Guido Crosetto, ha tentato di raggirare una decina di imprenditori italiani di alto profilo, chiedendo ingenti somme di denaro per liberare presunti giornalisti rapiti in Medio Oriente. Tra le vittime della tentata truffa figurano nomi noti come l’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti, le famiglie Aleotti, proprietarie del gruppo farmaceutico Menarini, e i Beretta, titolari della multinazionale produttrice di armi. Anche lo stilista Giorgio Armani, Marco Tronchetti Provera e Diego Della Valle sono stati contattati dai malviventi, che hanno utilizzato il nome di Crosetto per dare credibilità alla loro operazione.
Il ministro, che ha prontamente denunciato l’accaduto, ha spiegato di aver già preparato l’esposto da presentare alla procura di Milano. «La mia denuncia è pronta da venerdì», ha dichiarato Crosetto all’ANSA, sottolineando come il suo tempestivo intervento abbia permesso di evitare che altre persone cadessero nella trappola. L’ipotesi di reato alla base dell’inchiesta è la sostituzione di persona, un reato che i truffatori avrebbero commesso spacciandosi per collaboratori del ministro.
La dinamica della truffa, che ha visto i malviventi contattare telefonicamente gli imprenditori con la frase «Pronto, sono Guido Crosetto», si è rivelata particolarmente insidiosa. I truffatori, infatti, hanno sfruttato la credibilità del nome del ministro per chiedere cifre esorbitanti, giustificandole con storie di fantomatici rapimenti di giornalisti all’estero. Nonostante la gravità delle richieste, nessuna delle vittime ha ceduto alle pressioni, anche grazie alla tempestiva segnalazione di Crosetto, che ha messo in guardia i potenziali bersagli.
La procura di Milano, che sta indagando sul caso, non ha ancora convocato il ministro, il quale ha precisato di non essere a conoscenza di alcun appuntamento con gli inquirenti. Intanto, l’inchiesta procede per ricostruire l’identità dei truffatori e il modus operandi utilizzato, che ha coinvolto una rete di contatti apparentemente ben organizzata.
Quello che emerge è un quadro in cui la frode, pur non avendo raggiunto il suo scopo, ha messo in luce la vulnerabilità di figure di spicco del panorama imprenditoriale italiano, spesso bersaglio di operazioni criminali sofisticate. La vicenda, oltre a rappresentare un campanello d’allarme per le autorità, solleva interrogativi sulle misure di sicurezza necessarie per proteggere chi, per ruolo o visibilità, è esposto a rischi di questo tipo.




