Caro carburanti, l'esodo degli italiani verso le pompe slovene e il rebus delle accise regionali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si può certo parlare di coda, a metà mattina di un giorno feriale come un qualsiasi mercoledì, ma di un vivace movimento – fatto di auto e talvolta di piccoli furgoni – sicuramente sì. Ai distributori di Sežana, il primo centro che si incontra appena varcato il confine italo-sloveno partendo da Trieste, le targhe sono quasi esclusivamente italiane. Molti dei conducenti, come emerge dai racconti raccolti negli autogrill oltre frontiera, arrivano dalla vicina provincia giuliana e, particolare non irrilevante, quasi tutti sono in possesso della tessera regionale del Friuli Venezia Giulia che dà diritto a uno sconto sul prezzo del carburante; eppure, ammettono, nonostante quel beneficio, fare il pieno a poche decine di chilometri da casa conviene ancora. La ragione di questo esodo silenzioso, che qualcuno ha ribattezzato il “turismo del pieno”, risiede in una scelta di politica energetica del governo di Lubiana che ha deciso di tagliare le accise, mitigando così l’impatto dei rincari internazionali. Il meccanismo di regolamentazione dei prezzi in Slovenia, che prevede un aggiornamento ogni due settimane, ha limitato a soli sei centesimi l’aumento del diesel nell’ultima revisione, mantenendo il costo del carburante artificialmente più basso rispetto alla media europea e creando un’attrattiva quasi irresistibile per chi abita lungo la fascia confinaria.

L’emergenza internazionale e il freno sloveno

Il contesto in cui si inserisce questo fenomeno è quello di una turbolenza geopolitica di ampia portata, legata al conflitto che coinvolge Stati Uniti e Iran e, in particolare, alla crescente instabilità nello stretto di Hormuz, quel collo di bottiglia attraverso cui transita una parte significativa del petrolio mondiale. Il blocco e le speculazioni che ne derivano stanno provocando un rialzo indiscriminato dei prezzi dei carburanti in tutta Europa, un’impennata che in molti paesi, Italia compresa, si traduce in aumenti a doppia cifra alle pompe di benzina. Tuttavia, come spiega un’analisi dell’agenzia di stampa slovena Sta, il governo di Lubiana ha attutito il colpo per i propri cittadini e, incidentalmente, per i visitatori stranieri: riducendo la componente fiscale, il prezzo finale alla pompa è stato tenuto sostanzialmente più basso rispetto a quello delle nazioni vicine. Se in Italia la benzina sfiora o supera quota due euro al litro, in Slovenia si mantiene su valori che oscillano tra 1,46 e 1,53 euro, una forbice che per un pieno di gasolio può significare un risparmio di quaranta, cinquanta euro a volta.

Il dilemma della giunta regionale tra sconto e fiscalità nazionale

Di fronte a questa emorragia di consumatori e di denaro verso l’estero, la giunta del Friuli Venezia Giulia si trova ora a dover fare i conti con un’equazione complessa. Da un lato, c’è la volontà di preservare l’efficacia dello sconto regionale sui carburanti, uno strumento pensato per sostenere i residenti e le economie locali, specialmente nelle aree di confine e in quelle svantaggiate. Ma il divario con i listini sloveni, ampliatosi nelle ultime settimane, rischia di vanificare l’effetto di quel beneficio, trasformando la tessera agevolata in un mero pezzo di plastica. Dall’altro lato, a palazzo si susseguono interlocuzioni serrate tra gli assessorati all’energia e al bilancio, oltre che con la presidenza della Regione, per capire se e come modificare l’attuale meccanismo di contribuzione. Si valuta un ritocco, un adeguamento dello sconto che possa rendere nuovamente competitivi i distributori italiani di fascia zero e uno, ma la decisione finale è sospesa in un clima di attesa: prima di muoversi, la politica regionale vuole capire quali saranno le mosse dell’esecutivo nazionale guidato da Giorgia Meloni. A Roma, infatti, si sta discutendo la possibilità di attivare il meccanismo delle “accise mobili”, uno strumento che permetterebbe di sterilizzare l’aumento dell’Iva derivante dai rincari, utilizzando il maggior gettito per ridurre le imposte sul carburante e calmierare i prezzi. Il governo, pur tra le cautele del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin che invita a evitare interventi affrettati data l’instabilità del quadro internazionale, sta monitorando la situazione e non esclude di rivedere il decreto Energia per includere misure anti-speculazione.

L’impatto del caro-prezzi sulle abitudini di consumo

L’effetto combinato delle tensioni geopolitiche e delle differenti politiche fiscali sta quindi modificando le abitudini di migliaia di automobilisti, trasformando il rifornimento in una piccola odissea transfrontaliera. Il fenomeno è particolarmente visibile nei distributori sloveni poco oltre il confine goriziano, come quelli di Nova Gorica, Mernico o Vencò, dove in più occasioni le scorte di gasolio sono andate esaurite nel giro di poche ore a causa dell’afflusso incessante di veicoli italiani. Non si tratta solo di automobilisti privati, ma anche di titolari di piccole imprese e di autotrasportatori che, approfittando del viaggio, cercano di ridurre i costi operativi in un momento in cui ogni centesimo incide pesantemente sul bilancio familiare o aziendale. In questo scenario, il gioco inflazionistico e le speculazioni innescate dalla chiusura dello stretto di Hormuz rischiano di allargare ulteriormente la forbice, rendendo ancora più complesso per le istituzioni italiane – sia a livello centrale che periferico – trovare una quadra che tuteli il potere d’acquisto dei cittadini senza distorcere il mercato.

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