Abusi nella Chiesa altoatesina, il vescovo Muser chiede perdono

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il vescovo di Bolzano e Bressanone, Ivo Muser, ha scelto la via della verità più dolorosa, assumendosi responsabilità pesanti come macigni e chiedendo scusa alle vittime e alla collettività. Durante una conferenza stampa tenutasi il 24 gennaio, Muser ha presentato un rapporto dettagliato, commissionato allo studio legale Westpfahl-Spilker-Wastl di Monaco di Baviera, che denuncia 67 casi di abusi sessuali, di cui 59 nei confronti di minori, avvenuti in Alto Adige tra il 1964 e il 2023, perpetrati da 29 preti.

La diocesi di Bolzano e Bressanone, prima in Italia a promuovere un'operazione trasparenza di tale portata, ha annunciato una serie di misure contro gli abusi nella Chiesa. Il Vicario generale del Vescovo, Eugen Runggaldier, ha dichiarato che saranno sviluppate linee guida vincolanti per la gestione dei casi di abuso, da attuare entro la fine del 2025. Inoltre, sarà istituito un ente interdisciplinare per esaminare con effetto immediato tutti i casi di sacerdoti accusati ancora in vita e proporre misure per i passi successivi da intraprendere.

Muser, nel corso della conferenza stampa, ha ammesso di essere stato responsabile, durante il suo episcopato, di omissioni, tra cui la riluttanza nell'adottare chiare misure preventive nei confronti dei sacerdoti accusati. Ha inoltre sottolineato che i bambini vittime sono stati ignorati, mentre i colpevoli sono stati protetti e trasferiti. Il vescovo ha assicurato che non ci saranno più trasferimenti di sacerdoti accusati o sospettati di abusi.

Questa presa di posizione rappresenta un passo significativo verso la trasparenza e la giustizia, con l'obiettivo di prevenire ulteriori abusi e garantire che i responsabili siano perseguiti in modo coerente.

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