Il mare restituisce quindici corpi tra Calabria e Sicilia, l'ipotesi di un naufragio fantasma lungo la rotta tra Algeria e Sardegna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tirreno, in questi ultimi giorni e con la complicità di mareggiate che non accennano a placarsi, ha riportato a riva corpi senza vita, quindici in totale tra le coste calabresi e quelle siciliane, e lo ha fatto con una cadenza che ha costretto gli investigatori a interrogarsi sulla natura di questi ritrovamenti. Una sequenza di decessi, quella emersa dalle acque, che disegna una geografia del dolore che da Paola, passando per Scalea e Amantea, arriva fino a Tropea, dove alcuni studenti di un liceo scientifico, affacciandosi dalle finestre dell'istituto, hanno visto galleggiare tra le onde una sagoma, poi risucchiata e infine recuperata. Dalla parte opposta dell'isola, nel trapanese, la scena si ripete con inquietante similitudine: a Marsala, a Pantelleria, e poi ancora a Custonaci, nella frazione di Frassino, i vigili del fuoco e le capitanerie di porto hanno effettuato recuperi, l'ultimo dei quali nella serata di ieri, operazioni protrattesi fino a tarda notte per via dell'avanzato stato di decomposizione delle salme.

La rotta algerina e l’ipotesi dei barconi fantasma

La certezza, come spesso accade in questi frangenti, non appartiene al lessico degli inquirenti, i quali procedono per sottrazione e per esclusione. Ciò che rende questi quindici corpi un unicum investigative è la loro provenienza: il mare che li ha restituiti è il Tirreno, un dato geografico che sposta l'asse dell'attenzione su rotte diverse da quelle più battute dello Ionio. La pista che prende, compatibile con le correnti e con i luoghi dei ritrovamenti, è quella che collega l'Algeria alla Sardegna, un percorso che i migranti affrontano su imbarcazioni di fortuna e che, a differenza della rotta libica, spesso non genera richieste di soccorso coordinate, lasciando i viaggi e i loro epiloghi nell'ombra più totale. Sono i cosiddetti naufragi fantasma, tragedie silenziose che si consumano al largo senza lasciare traccia di testimonianze dirette, senza nomi, senza grida d'allarme captate dalla centrale operativa, ma solo con l'esito finale di corpi che il mare trattiene per giorni e poi, improvvisamente, rigetta a riva.

Corpi senza identità e indagini in corso

Sulle spiagge calabresi e siciliane, il lavoro delle forze dell'ordine si è concentrato sul recupero e sulla ricomposizione di un puzzle i cui pezzi, ad ogni ondata, diventano più numerosi. I corpi, molti dei quali in avanzato stato di decomposizione e privi di documenti, raccontano storie di traversate probabilmente avvenute in condizioni proibitive. Alcune vittime, come emerso dai primi sopralluoghi, indossavano ancora il giubbotto di salvataggio, un dettaglio che da un lato confermerebbe la volontà di affrontare il viaggio e dall'altro sottolinea l'inadeguatezza di quei dispositivi di fronte alla furia del mare. Le procure competenti, come quella di Paola, hanno aperto fascicoli per accertare le cause della morte e, laddove possibile, risalire all'identità delle vittime attraverso esami medico-legali e il confronto con le banche dati del DNA. Un lavoro certosino, che si scontra con l'assenza di elementi certi e con la difficoltà di dare un nome a chi dal mare è stato inghiottito e poi restituito senza alcun segno di riconoscimento.

Un bilancio provvisorio che interroga le coscienze

La conta, per quanto provvisoria, parla di quindici corpi, un numero che potrebbe essere solo la punta di un iceberg ben più grande e sommerso. Le condizioni meteomarine avverse delle ultime settimane, con mareggiate che hanno flagellato il Sud Italia, potrebbero aver contribuito a far emergere vittime di naufragi precedenti, conservate nelle profondità e poi liberate dalla furia delle onde. Ieri sera, intorno alle 19:45, l'ennesimo intervento dei vigili del fuoco del comando di Trapani nella frazione di Frassino, a Custonaci, ha riportato alla luce l'ennesimo, il quindicesimo appunto. Un recupero avvenuto su richiesta dei carabinieri e con il supporto della Capitaneria di porto di San Vito Lo Capo, a testimonianza di un'emergenza che non conosce tregua e che trasforma il Mediterraneo in un cimitero senza croci, dove le uniche lapidi sono battigie battute dal vento e frequentate da studenti che, per caso, diventano testimoni di una strage silenziosa.

Keywords: migranti, naufragio fantasma, Calabria, Sicilia, corpi recuperati

Description: Mareggiate restituiscono quindici corpi tra Calabria e Sicilia. Ipotesi di un naufragio fantasma di migranti sulla rotta Algeria-Sardegna.

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