Lavazza sfida i dazi Usa con la produzione locale e lancia Tablì, la rivoluzione del caffè senza capsula

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre i dazi statunitensi minacciano le esportazioni europee, Lavazza ha già una strategia chiara: spostare la produzione oltreoceano per servire direttamente il mercato americano, evitando così gli ostacoli doganali. Una mossa che, se da un lato conferma la flessibilità di un colosso da 3,35 miliardi di fatturato (+9,1% nel 2024), dall’altro solleva interrogativi sulle conseguenze per il tessuto produttivo italiano. L’annuncio arriva in un momento in cui il settore è sotto i riflettori, dopo le dichiarazioni di Andrea Illy, che aveva legato l’aumento del prezzo del caffè a una ridistribuzione equa lungo la filiera, senza però affrontare il ruolo storico delle grandi aziende nell’attuale squilibrio.

Ma la novità più disruptive del gruppo torinese si chiama Tablì, un sistema che elimina del tutto le capsule, sostituendole con "tab" composte al 100% da caffè e una macchina dedicata. Un progetto nato dall’acquisizione della startup Caffemotive nel 2020, evoluto in 15 brevetti e presentato in anteprima alla Milano Design Week 2025 con un’installazione firmata dall’architetta Juliana Lima Vasconcellos. "Source of Pleasure" non è solo un’operazione di marketing, ma il simbolo di una svolta che Lavazza definisce "epocale" per il settore, in linea con i suoi 130 anni di storia.

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