Crans-Montana, sparite le prove: il giallo dei 250 video cancellati dopo la strage
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Redazione Esteri
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Un nuovo, inquietante capitolo si aggiunge alla già intricata inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana, dove quaranta persone persero la vita tra le fiamme del locale Le Constellation. Oltre duecentocinquanta registrazioni, catturate dalle telecamere di sorveglianza pubbliche e private attive nella zona quella notte, risultano infatti irrimediabilmente perdute. Una circostanza, questa, che – come sottolineato dalla trasmissione Mattino Cinque – priva gli investigatori di elementi potenzialmente cruciali per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità. La scomparsa di un così ingente quantitativo di materiale visivo, del quale rimarrebbero soltanto sei ore complessive di immagini, non fa che amplificare le ombre e i dubbi che avvolgono l'intera vicenda, rendendo ancor più impervio il cammino verso la verità giudiziaria.
I ritardi che hanno reso vana la caccia alle prove
A gettare una luce preoccupante sui metodi dell’indagine svizzera, coordinata dalla Procura cantonale di Sion, sono proprio le tempistiche seguite per le richieste formali di sequestro. L’ordine di acquisire le immagini delle telecamere del bar Le Constellation, insieme ai documenti e ai supporti informatici del locale, venne infatti formalizzato soltanto il cinque gennaio, a distanza di quattro giorni dalla tragedia. Un lasso di tempo che, nella maggior parte dei sistemi di videosorveglianza, supera ampiamente il ciclo standard di sovrascrittura automatica dei dati. Lo stesso ritardo burocratico ha caratterizzato altre misure cautelari, come il blocco dei conti finanziari dei gestori, Jessica e Jacques Moretti, disposto solamente l’otto gennaio, ovvero più di una settimana dopo l’incendio. Ritardi che, secondo i familiari delle vittime, hanno segnato in modo decisivo l’intero corso delle investigazioni, privandole fin dall’inizio di prove fondamentali.
Il punto sull’inchiesta e le accuse di Mario Giordano
Alla luce di queste omissioni, l’inchiesta procede dunque su un terreno minato, dove ai naturali ostacoli tecnici si sommano quelli derivanti da presunti errori procedurali. Il giornalista Mario Giordano, attraverso le sue dichiarazioni in televisione, ha espresso forti perplessità sulla gestione del caso, sottolineando come la mancata conservazione immediata delle prove audiovisive rappresenti una grave falla nelle attività di polizia giudiziaria. La perdita dei filmati, che avrebbero potuto mostrare movimenti di persone, orari precisi e altre dinamiche esterne al locale, rischia di limitare drasticamente la possibilità di accertare fino in fondo la catena degli eventi che portò alla strage. Resta il fatto che, nonostante le confische di beni effettuate in Svizzera e quelle attese in Francia, la mancanza di quel materiale costituisce una lacuna difficilmente colmabile.
Le domande senza risposta e il percorso verso la verità
Il giallo dei video cancellati alimenta ora una serie di interrogativi ai quali la magistratura è chiamata a rispondere, concentrandosi non solo sulle cause tecniche dell’incendio ma anche sulla condotta delle indagini nei primissimi, decisivi giorni. La scomparsa delle registrazioni, checché se ne dica, non è un episodio marginale bensì un fatto centrale che potrebbe influenzare l’esito dell’intero processo. Mentre si procede con le analisi tecniche sul luogo e sugli impianti, l’attenzione resta puntata su quei duecentocinquanta filmati mai visionati, il cui contenuto è ormai probabilmente perduto per sempre, lasciando un vuoto nel puzzle ricostruttivo che dovrà essere riempito con altre, più complesse, evidenze indiziarie.




