L'Italia del baseball batte Porto Rico e strappa un biglietto storico per le semifinali del World Classic

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’impresa, va detto subito, porta la firma di una squadra che di italiano ha molto, se non tutto, nello spirito e nelle radici, pur essendo composta in larga parte da giocatori italo-americani cresciuti a pane e major league. Il roster guidato dal manager Francisco Cervelli, ex ricevitore dei New York Yankees, ha saputo costruire un cammino netto nella Pool B, vincendo tutte e quattro le partite contro avversari del calibro di Stati Uniti e Messico, e ieri sera, al Daikin Park di Houston, ha superato lo scoglio dei quarti di finale battendo Porto Rico con il punteggio di 8 a 6. Una vittoria sofferta, certo, perché gli azzurri dopo essere andati sotto nel primo inning hanno dominato fino al settimo per poi rischiare il crollo nervoso nell’ottavo, quando i portoricani hanno piazzato un parziale di quattro punti che ha riaperto la partita e fatto tremare il cuore di chi teneva per la squadra europea.

La partita, per certi versi, ha rispecchiato lo spirito di questa nazionale: partenza ad handicap con il fuoricampo del leadoff portoricano Willi Castro sul lancio del partente Samuele Aldegheri, il ventiquattrenne mancino di origini veronesi che per primo nella storia del baseball è nato e cresciuto in Italia prima di approdare in Major League. L’impatto psicologico avrebbe potuto essere devastante, considerando anche il pubblico amico dei caraibici, e invece la reazione è stata immediata e rabbiosa. Nel cambio di campo, l’attacco italiano ha letteralmente sfondato il muro del partente avversario Seth Lugo, durato appena 0,1 inning e sei lanciatori: basi ball per Antonacci e Marsee, poi i singoli di Pasquantino, Canzone e Caglianone a riempire il carniere, infine il sacrificio di D’Orazio per il parziale di 4 a 1 che ha gelato l’entusiasmo portoricano e ribaltato l’inerzia del match.

La gestione del vantaggio e l'ottavo inning da brivido

Il bello del baseball, si sa, è che non è mai finita finché non viene registrato l’ultimo out, e i ragazzi di Cervelli lo hanno imparato a proprie spese in una frazione, l’ottava, che per un pelo non è diventata un incubo. Dopo il lavoro magistrale del rilievo Dylan DeLucia, subentrato nel secondo inning e capace di spegnere qualsiasi velleità offensiva di Porto Rico per quattro riprese consecutive, l’Italia si era portata sull’8 a 2 grazie a un altro scoppio offensivo nel quarto inning, firmato dalle doppie da due punti ciascuna di Andrew Fischer e J.J. D’Orazio. Sembrava poter essere una discesa tranquilla verso la storia, e invece il monte di lancio ha iniziato a traballare. Matt Festa prima e Joe La Sorsa poi hanno innaffiato il piatto di basi ball e lanci pazzi, consentendo a Porto Rico di riempire le basi e di segnare quattro punti, accorciando il divario sul preoccupante 8 a 6 con ancora nessun eliminato e la possibilità concreta di subire il sorpasso.

A chiudere la saracinesca e a evitare quella che sarebbe stata una rimonta beffarda ci ha pensato Greg Weissert, il rilievo dei Boston Red Sox, entrato in una situazione di pressione indicibile e capace di spegnere l’incendio con due strikeout e un inning finale in cui ha concesso solo un singolo, preservando il risultato e regalando alla nazionale azzurra il primo, storico, accesso alle semifinali di un World Baseball Classic. La squadra, adesso, vola a Miami in attesa di conoscere l’avversario che uscirà dal quarto di finale tra il Giappone campione uscente e il Venezuela, con la consapevolezza di aver già superato ogni più rosea aspettativa e di rappresentare, numeri alla mano, una delle realtà più sorprendenti di questa edizione del torneo iridato.

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