Fatture false e gettoni d'oro: l'inchiesta sul riciclaggio al casinò di Saint-Vincent
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Redazione Interno
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Secondo le ricostruzioni degli investigatori, il perno dell’intera operazione criminale consisterebbe in un articolato e reiterato sistema di fatturazione per prestazioni inesistenti. Solo tra il 2023 e il 2024, infatti, sarebbero state emesse fatture false per un ammontare superiore ai tre milioni di euro, un meccanismo che serviva a un duplice, illecito scopo. Da un lato, consentiva indebite detrazioni dell’Iva, erodendo così le entrate erariali; dall’altro, e qui risiede il cuore dell’affare, generava una consistente liquidità “nera”, denaro contante non tracciato che poteva essere successivamente reimmesso nei circuiti economici ufficiali. È proprio questa montagna di contanti, stando all’accusa, a essere stata destinata al lavaggio attraverso i tavoli da gioco del noto casinò valdostano.
Le ipotesi di reato contestate agli indagati, a vario Titolo, disegnano il quadro di un’associazione a delinquere finalizzata a una pluralità di illeciti. Si va, infatti, dall’emissione e utilizzo consapevole di fatture per operazioni inesistenti al riciclaggio vero e proprio, dalla ricettazione fino alla corruzione di incaricato di pubblico servizio, accusa che coinvolge direttamente i due funzionari del casinò. La loro posizione, all’interno della struttura, avrebbe reso possibile, agevolandolo, il flusso del denaro di dubbia provenienza, gettoni d’oro e fiches che, una volta cambiati, ritornavano puliti e spendibili. Tra le persone finite nel mirino della Procura di Aosta c’è anche l’ex presidente del Genoa Calcio, la cui figura, già nota al grande pubblico per le vicende sportive, viene ora associata a questo intricato procedimento giudiziario.




