Referendum, l’appello delle sei associazioni: “La giustizia è una infrastruttura, andate a votare”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mancano ormai poche ore all’apertura dei seggi per il referendum costituzionale sulla giustizia, in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo, e il mondo produttivo italiano prova a dare la sua spinta alla partecipazione. Sei tra le principali organizzazioni di categoria – Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio e Confindustria – hanno diffuso una lettera congiunta per sollecitare cittadini, lavoratori e imprenditori a recarsi alle urne, sottolineando come la posta in gioco non sia soltanto un riassetto dell’ordinamento giudiziario, ma un fattore che incide direttamente sulla competitività del sistema-Paese. Il messaggio, che arriva a ridosso del voto, prova a spostare l’asse del dibattito dalla sfera prettamente politica a quella economica, in un tentativo di mobilitare un elettorato che i sondaggi – al netto del margine di errore – sembrano dare ancora incerto sulla partecipazione.

Nel documento, le associazioni partono da un presupposto chiaro: il buon andamento della giustizia, lungi dall’essere una questione che riguarda solo le aule dei tribunali, rappresenta un interesse pubblico fondamentale sancito dalla stessa Costituzione. Per chi fa impresa, argomentano i firmatari, la certezza del diritto e la ragionevole durata dei processi non sono optional, ma costituiscono una vera e propria infrastruttura immateriale del sistema produttivo; un pilastro che le organizzazioni non esitano a paragonare, per importanza strategica, alle reti energetiche, alla logistica o alle infrastrutture fisiche. Solo un sistema giudiziario efficiente, spiegano, può garantire alle aziende la possibilità di programmare con fiducia gli investimenti, di innovare senza il timore di intoppi burocratici o giudiziari e, in definitiva, di competere sui mercati globali generando ricchezza per il territorio.

L’appello si inserisce nel contesto di una consultazione che, per sua natura tecnica, rischia di apparire distante dalla vita quotidiana delle persone. La riforma su cui gli italiani sono chiamati a esprimersi, nota anche come “riforma Nordio”, interviene su sette articoli della Carta e introduce elementi dirompenti come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Di qui la scelta delle associazioni di non entrare nel merito tecnico dei singoli punti, ma di inquadrare il voto come un “diritto-dovere” di partecipazione democratica. “È doveroso andare a votare”, si legge nella missiva, perché il referendum rappresenta uno strumento primario attraverso cui ogni cittadino esercita la propria responsabilità, e chi guida un’impresa lo fa anche nella veste di attore economico.

Un’infrastruttura chiamata giustizia: la mobilitazione delle categorie produttive

Il ragionamento sviluppato dalle sei sigle poggia su una visione pragmatica del ruolo della giurisdizione. Se la giustizia non funziona, il costo ricade a valle su tutta la filiera produttiva: i contratti diventano meno certi, gli investitori stranieri guardano con diffidenza a un Paese dove una causa può durare anni, e persino il rapporto quotidiano con dipendenti e fornitori può essere minato dalla lentezza del contenzioso. In quest’ottica, la lettera invita a superare la contrapposizione ideologica tra garantismo e giustizialismo, per abbracciare una lettura più concreta legata all’efficienza del sistema. “Partecipiamo al voto”, scrivono le organizzazioni, “per prenderci cura della qualità delle istituzioni e contribuire attivamente alla costruzione delle regole che determinano lo sviluppo economico e sociale del Paese”.

L’iniziativa delle sei associazioni non è l’unica a muoversi in questa direzione. A stretto giro, anche Unimpresa ha fatto sentire la propria voce, schierandosi apertamente per il Sì. In un documento inviato alle imprese associate, la confederazione riassume punto per punto gli snodi della riforma, sottolineando l’urgenza di approvare un testo che, a loro avviso, modernizza l’architettura della magistratura adeguandola agli standard europei. Unimpresa parla di “ammodernamento degli snodi fondamentali dell’ordinamento”, un passaggio che ritiene cruciale per restituire credibilità a un sistema troppo spesso percepito come farraginoso.

Le regole del voto: scheda verde e nessun quorum

Mentre i comitati per il Sì e per il No continuano la loro campagna, l’apparato elettorale si è già messo in moto per gestire la due giorni di voto. Le operazioni prenderanno il via domenica 22 marzo alle 7 del mattino e proseguiranno senza interruzione fino alle 23, per riprendere lunedì 23 alle 7 e concludersi alle 15, orario dopo il quale inizierà immediatamente lo spoglio. Gli elettori, per essere ammessi al seggio, dovranno presentarsi muniti della tessera elettorale e di un documento di identità valido; in assenza di quest’ultimo, saranno comunque riconosciuti da un membro del seggio che li conosca personalmente o da un altro elettore del comune noto al seggio e provvisto di documento.

La scheda che verrà consegnata ai votanti sarà di colore verde chiaro, una tinta che il Viminale ha identificato con il pantone 375-U per evitare confusioni con altre consultazioni. Il quesito, piuttosto articolato come da tradizione per i referendum costituzionali, chiede all’elettore di approvare o respingere la legge di revisione costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025, che modifica gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione. Trattandosi di un referendum confermativo, non è previsto alcun quorum: il risultato sarà valido e la riforma entrerà in vigore qualunque sia il numero di votanti, purché i Sì superino i No.

Tessera elettorale e casi particolari: le indicazioni del Viminale

In vista dell’affluenza, il Ministero dell’Interno raccomanda a chi avesse necessità di rinnovare o ritirare la tessera elettorale di provvedere per tempo, per evitare code e assembramenti all’ultimo momento. Gli uffici elettorali dei comuni resteranno comunque aperti con orari straordinari: venerdì 20 e sabato 21 marzo dalle 9 alle 18, e poi durante l’intero svolgimento delle votazioni, quindi dalle 7 alle 23 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì. Per le persone con disabilità che incidano sulla capacità visiva o motoria, è previsto il voto assistito, con la possibilità di farsi accompagnare da un altro elettore; la normativa precisa però che nessuno può esercitare la funzione di accompagnatore per più di una persona con disabilità.

Una menzione a parte meritano gli italiani all’estero. I residenti nella circoscrizione Estero e i temporaneamente fuori per motivi di lavoro, studio o cure mediche – purché abbiano fatto domanda entro lo scorso 18 febbraio – voteranno per corrispondenza, ricevendo il plico al proprio domicilio. Per loro il voto è già stato espresso in anticipo, e le schede pervenute ai consolati entro le 16 di giovedì 19 marzo saranno trasmesse in Italia per essere scrutinate insieme a quelle dei seggi della penisola. La tornata referendaria, insomma, entra nel vivo, e lo fa con il mondo delle imprese che prova a giocare un ruolo da traino, nella convinzione che dalla riforma possa passare anche una parte del rilancio economico del Paese.

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