Mondiale ai privati, la Uefa minaccia lo scisma: "Il calcio non è in vendita"
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Redazione Sport
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Il progetto di Gianni Infantino, che prevede la cessione di una quota del Mondiale a investitori privati, ha innescato una levata di scudi senza precedenti nel mondo del calcio. L'obiettivo dichiarato dalla Fifa è quello di costituire una nuova società, la Fifa Forward Enterprise (FFE), che dovrebbe gestire le operazioni commerciali e lo svolgimento dei tornei, aprendo le porte a capitali esterni per un'operazione che, stando alle prime ricostruzioni, potrebbe valere circa 20 miliardi di dollari.
Un'offerta che prevede la distribuzione di somme consistenti a tutte le 211 federazioni affiliate, con un bonus una tantum di circa 20 milioni di dollari a triennio, a partire dal 2027 fino al 2038, per ottenere il via libera al progetto.
La reazione della Uefa e il fronte del "no"
La risposta della Uefa non si è fatta attendere ed è stata durissima. Il massimo organismo del calcio europeo ha definito la mossa della Fifa come un superamento di "una linea rossa che le istituzioni del calcio non dovrebbero mai varcare", sottolineando in una nota ufficiale che "l'anima e la governance del calcio non sono beni da scambiare" e che "nessuno di noi è il proprietario del calcio".
Sul fronte politico, si è schierato con altrettanta durezza il nuovo primo ministro britannico, Andy Burnham, che ha attaccato frontalmente il progetto affermando: "Il calcio non appartiene agli investitori. Appartiene alla gente che riempie gli spalti. La Coppa del Mondo non è un prodotto, non è stata mai di nessuno da vendere".
Le proteste delle federazioni e il ruolo di Kushner
Oltre alla Uefa, che ha convocato una riunione d'emergenza con le sue 55 federazioni membri per discutere le contromosse, anche altre realtà si sono dette contrarie. La Federcalcio inglese (FA) ha espresso "profonda preoccupazione" per la mancanza di trasparenza e per non essere stata consultata in anticipo su un progetto di tale portata.
A destare ulteriore scalpore è la figura di Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner (marito di Ivanka Trump ed ex consigliere della Casa Bianca), il cui fondo Thrive Eternal è indicato come uno dei principali investitori interessati a guidare il consorzio per l'acquisizione delle quote. Un dettaglio che ha alimentato le critiche sull'opacità dell'operazione e sui legami tra il presidente della Fifa e l'amministrazione Trump.
Le mosse di Infantino e la difesa del progetto
Di fronte alle critiche, Gianni Infantino ha difeso il progetto definendolo "un'opportunità d'oro per rilanciare lo sviluppo del calcio a livello globale" e non un obbligo, ma un'opzione sottoposta al voto democratico delle federazioni.
La Fifa ha pubblicato un documento di otto pagine per spiegare le ragioni dell'iniziativa, sostenendo che troppo poco del valore commerciale generato dal calcio raggiunge le aree che ne hanno più bisogno e che l'operazione garantirebbe maggiore stabilità economica per "campi migliori, squadre nazionali più forti e maggior sostegno al calcio femminile". Una posizione, quest'ultima, che non ha placato gli animi, con l'organizzazione delle leghe europee (European Leagues) che ha parlato di "sviluppo spericolato e divisivo".
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