Calvino e l'io nel computer, un presagio nella guerra ibrida di oggi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il 19 settembre del 1986, a un anno dalla scomparsa dello scrittore, il «Corriere della Sera» pubblicava un inedito di Italo Calvino che, con lungimiranza, affrontava temi di un’attualità bruciante. In quel testo, intitolato "Calvino e l’io nel computer", l’autore descriveva, attraverso una narrazione allegorica, l’azione subdola di una fantomatica Organizzazione per la produzione elettronica di opere letterarie omogeneizzate. "Ora m’hanno mostrato alcuni campioni del loro lavoro: capitoli di romanzi che io non ho scritto e che appaiono molto più ‘miei’ di tutto quello che ho mai scritto", si leggeva, anticipando con decenni di anticipo le inquietudini contemporanee sull’identità e sulla creatività di fronte all’intelligenza artificiale.

La lungimiranza di Calvino sull'intelligenza artificiale

Quella preoccupazione per un’entità impersonale capace di emulare e sostituire l’essenza umana, che Calvino tratteggiava in forma di racconto, sembra trovare un inquietante parallelo nelle recenti offensive informatiche che hanno colpito l’Europa. L’attenzione dell’opinione pubblica, infatti, è stata a lungo catalizzata dalle continue incursioni dei caccia russi nello spazio aereo dei Paesi Nato, trascurando ciò che può essere considerato un vero e proprio atto di guerra ibrida.

L'attacco informatico in Europa

Un attacco cyber, di cui non si sono attribuite le responsabilità, ha gettato nel caos e nella paralisi per due giorni gli scali aeroportuali di Berlino, Bruxelles e Londra, dimostrando una vulnerabilità strategica che va ben oltre il rumore assordante dei jet.

La trasformazione degli equilibri militari statunitensi

Oltreoceano, intanto, si consumava una diversa, significativa trasformazione degli equilibri. In una base dei Marines, il ministro della guerra Pete Hegseth, ex ufficiale della guardia nazionale divenuto noto volto televisivo prima della nomina da parte di Donald Trump, ha tenuto un discorso di fronte a ottocento alti ufficiali convocati d’urgenza. Il suo intervento, un ibrido fra una predica dai toni millenaristi e una lezione di management, ha insistito ossessivamente su concetti come lo spirito di corpo e un rinnovato "ethos guerriero", spingendosi a proporre l’utilizzo delle stesse città americane come campi di addestramento per le truppe.

Il quadro strategico globale di tensione permanente

Il quadro strategico globale appare dunque segnato da una doppia pressione: da un lato le operazioni coperte, come l’attacco informatico che ha minato le infrastrutture europee, e dall’altro le dichiarazioni pubbliche e le posture militari. A questo si aggiunge l’avvertimento di Trump alla Russia riguardo alle questioni nucleari, mentre l’intelligence di Mosca, per parte sua, ha accusato l’Ucraina di preparare una "provocazione" in territorio polacco, mossa che, secondo i servizi russi, avrebbe lo scopo di trascinare la Nato in un conflitto diretto. Una fitta tela di azioni e dichiarazioni che delinea una fase di permanente tensione.

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