Addio ad Adriano Goldschmied, il «padrino del denim» che trasformò i jeans in alta moda
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Adriano Goldschmied, il cui nome è da decenni un’istituzione mondiale nel fashion system, si è spento domenica in Italia all’età di 82 anni. La sua lunga battaglia contro il cancro si è conclusa all’ospedale di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, dove lascia la moglie Michela e le figlie Glenda e Marta – quest’ultima già attiva nel settore con una propria linea. L’uomo che molti, dentro e fuori l’industria, chiamavano il «padrino del denim» non era soltanto uno stilista: era il vero artefice di quella rivoluzione silenziosa che ha portato i jeans, da semplice capo da lavoro popolare, a diventare un oggetto di alta moda, un’espressione di identità e innovazione culturale.
Dagli importatori di Cortina alla fondazione di marchi-icona
I primi passi di Goldschmied risalgono agli anni Settanta, quando un amico lo spinse a vendere jeans importati a una folla radunatasi fuori da un noto locale notturno. Un’intuizione che lo condusse poi all’apertura del King’s Shop a Cortina d’Ampezzo, punto di ritrovo per una clientela internazionale alla ricerca di capi rari e distintivi. Fu però nel 1974, con il lancio di Daily Blue, che il suo percorso prese una svolta decisiva: quel marchio, infatti, anticipava già la filosofia che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera, fatta di sperimentazioni tessili e di un’attenzione maniacale alle lavorazioni. Da lì, il contributo alla nascita di Diesel (insieme ad altri soci) e la successiva fondazione della Genius Group – una sorta di incubatore di idee nel quale ha generato una miriade di brand – hanno segnato decenni di storia della moda italiana.
L’eredità del denim premium e la svolta sostenibile
Quel che rende unico il lascito di Goldschmied è l’aver trasformato la struttura stessa del jeans: non più un indumento destinato a logorarsi, bensì un capo capace di innalzarsi fino alle passerelle. Attraverso l’uso di trattamenti innovativi, lavaggi inediti e tagli studiati per esaltare la silhouette, lui ha reso ogni paio di jeans un manufatto, quasi un pezzo d’autore. Ma non si è fermato all’estetica: negli ultimi anni, ancor prima che diventasse un trend dominante, il «padrino del denim» aveva spinto con convinzione sull’impegno per la sostenibilità, cercando soluzioni per ridurre l’impatto idrico e chimico delle produzioni. Ogni sua sperimentazione – e sono state molte, alcune concluse, altre lasciate in eredità ai colleghi più giovani – partiva da una domanda che lo crucciava fino all’ultimo: quale futuro per un capo cui aveva dedicato l’intera esistenza?
Un mentore discreto, lontano dai riflettori inutili
A differenza di altri protagonisti della moda, Goldschmied non ha mai amato la celebrità fine a se stessa. La sua figura, lucida come solo i grandi sanno esserlo anche nella vecchiaia, si è mossa piuttosto dietro le quinte: ha formato stilisti di fama, incoraggiato giovani talenti e favorito l’incontro tra artigianalità italiana e logiche industriali. Nessuna cerimonia trionfale, nessuna dichiarazione altisonante. Lo si vedeva raramente in prima pagina, eppure ogni paio di jeans che oggi indossiamo – anche quello più semplice – reca tracce del suo pensiero. Perché lui ha saputo trasformare un tessuto blu in una tela su cui scrivere storie personali, senza mai dimenticare che la moda, per essere tale, deve prima di tutto vestire la realtà.




