Tribunale federale di Washington sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese
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Redazione Esteri
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Il giudice federale Richard Leon, che siede presso la corte distrettuale della Columbia, ha deciso di bloccare in via cautelare le misure punitive che l’amministrazione Trump aveva comminato a Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. Queste sanzioni, risalenti al 2025, le avevano vietato l’ingresso negli Stati Uniti e avevano imposto un embargo finanziario totale, una mossa che – nelle more del procedimento giudiziario avviato dalla stessa Albanese – è stata ora giudicata potenzialmente lesiva del Primo emendamento, quello che garantisce la libertà d’espressione. La stessa interessata, com’è emerso da un suo annuncio pubblicato sul proprio account social, ha dato notizia del provvedimento favorevole, sottolineando che la tutela della libera parola rappresenta “sempre” un interesse pubblico prioritario.
L’ingiunzione preliminare e il congelamento dei conti correnti
Nel dettaglio, la decisione del giudice Leon – un’ingiunzione preliminare che sospende immediatamente gli effetti delle sanzioni – si basa sulla constatazione che le restrizioni imposte alla relatrice Onu potrebbero configurare una violazione incostituzionale della libertà di espressione, un diritto che negli Stati Uniti gode di una protezione particolarmente ampia. Le misure punitive, che avevano di fatto isolato Albanese non solo dal suolo americano ma anche dal sistema bancario globale, le avevano congelato il conto corrente, impedendole di aprirne uno nuovo in Italia o altrove; persino l’uso di una qualsiasi carta di credito le era stato reso impossibile, e chiunque le avesse offerto un caffè in un bar o un sostegno economico minimo rischiava multe e carcere. Un quadro, questo, che il tribunale ha ritenuto sproporzionato rispetto alle critiche – per quanto aspre – che la funzionaria Onu aveva rivolto alla condotta israeliana a Gaza e in Cisgiordania, criticando apertamente quella che lei stessa ha definito una politica di genocidio sostenuta militarmente da Washington.
La cittadinanza onoraria ad Ariano Irpino e il ruolo Onu
Proprio il 25 luglio 2025, pochi mesi dopo l’imposizione delle sanzioni, Francesca Albanese – originaria di Ariano Irpino, il paese in provincia di Avellino che le ha conferito la cittadinanza onoraria – ha visto riconosciuto questo legame territoriale in un momento in cui il suo profilo internazionale era già diventato scomodo per l’amministrazione americana. Il suo ruolo di relatrice speciale, che incarna un meccanismo indipendente del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, le aveva permesso di documentare e denunciare le violazioni nei Territori palestinesi occupati, e proprio quelle denunce hanno innescato la reazione di Donald Trump – oggi presidente da oltre un anno, rieletto ormai da tempo – che nel 2025 aveva firmato l’ordine esecutivo per colpirla economicamente e impedirle qualsiasi presenza negli Stati Uniti.
I principi del Primo emendamento al centro della sentenza
Richiamandosi alla giurisprudenza più consolidata in materia, il giudice Leon ha affermato che “proteggere la libertà di espressione è nell’interesse pubblico”, una frase che Albanese ha ripreso e rilanciato sul suo profilo X. La corte non è entrata nel merito delle accuse mosse dalla relatrice nei confronti di Israele, né ha valutato la fondatezza delle sue affermazioni sul presunto genocidio; si è invece concentrata sull’effetto restrittivo e preventivo delle sanzioni, ritenendo che queste, nella loro portata totalizzante, finissero per punire non azioni illecite ma opinioni politiche espresse nell’esercizio di un mandato internazionale. L’ingiunzione, quindi, rimette in discussione l’intero impianto sanzionatorio e costringe l’amministrazione a fare un passo indietro, almeno finché non si terrà un dibattito completo sulla costituzionalità delle misure. Resta inteso che, per ora, il conto corrente di Albanese torna fruibile, il divieto di ingresso decade, e chiunque possa offrirle un caffè senza timore di finire in cella.




