Il giorno dei fischi per Merz e il dato che non ha precedenti
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Redazione Esteri
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Il confronto, atteso e teso, tra il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la potente macchina sindacale della DGB si è risolto, ieri a Berlino, in una vera e propria resa dei conti pubblica. Mentre il leader della Cdu cercava di rivendicare la necessità di un piano di austerità per rilanciare la locomotiva d’Europa, la platea dei delegati ha risposto con una bordata di fischi e grida di disapprovazione che hanno messo in difficoltà l’intero esecutivo. Al centro della contestazione, è finita la sua arringa sulla riforma delle pensioni obbligatorie: un tema che il governo definisce “ineluttabile” per ragioni demografiche, ma che il fronte operaio considera l’ennesimo salasso per i lavoratori. “Si tratta di demografia e matematica”, ha tentato di argomentare Merz dal palco, cercando di smontare le accuse di accanimento ideologico, ma le sue parole sono state sommerse dal chiasso della sala.
Il fattore Scholz e il crollo sotto la soglia psicologica
Quanto accaduto al congresso non è però un incidente di percorso isolato, bensì il sintomo più evidente di una crisi politica che affonda le radici nei numeri del consenso. A poco più di un anno dalla sua elezione, il cancelliere deve fare i conti con una fotografia impietosa: secondo il sondaggio Forsa pubblicato da Bild, la sua approvazione personale è crollata al 13%, un dato che ha letteralmente stupito gli analisti che hanno scandagliato gli archivi storici per trovare un precedente simile. “Che qualcuno in questa posizione scendesse sotto il 15% non lo avevamo mai visto prima”, ha confessato Peter Matuschek, il capo dell’istituto di rilevamento, evidenziando come neppure i cancellieri più impopolari del passato avessero toccato un fondo simile. Per un paese abituato alla stabilità politica, l’attuale scenario rappresenta una perturbazione che non ha pari nella storia recente della Repubblica Federale.
Le riforme impopolari e il tempo degli “strappi”
Se la musica cambia, cambiano anche le danze, e Merz sembra aver scelto di giocare il tutto per tutto su un terreno minato. Nel suo discorso, il cancelliere ha rivendicato la necessità di interventi strutturali profondi, ammettendo senza mezzi termini che la Germania “ha trascurato la modernizzazione del Paese” per troppo tempo. Il riferimento corre ai ritardi nella digitalizzazione e alla crescente pressione fiscale generata dall’invecchiamento della popolazione; in quest’ottica, la riforma del sistema sanitario e quella delle pensioni non rappresenterebbero “tagli sociali”, ma il tentativo di salvare il welfare da un collasso annunciato. L’analisi, per quanto razionale, è però risultata indigesta ai sindacati e all’opinione pubblica, che vedono in queste manovre una riduzione dei diritti conquistati in decenni di storia sociale.
I fischi, che hanno accompagnato quasi tutto il suo intervento, rappresentano quindi una spia di allarme non solo per la tenuta del governo, ma per l’intera architettura della “grande coalizione” tra Cdu e Spd. Sebbene i socialdemocratici siano formalmente alleati del cancelliere, le divergenze interne su come amministrare la crisi sono ormai evidenti a tutti; gli stessi sindacati, tradizionalmente vicini alla sinistra, hanno usato l’evento per mostrare le unghie, negando a Merz quella tregua sociale di cui avrebbe disperatamente bisogno per portare avanti la sua agenda. La domanda che aleggia sui circoli politici di Berlino non è più se il governo riuscirà a realizzare tutte le riforme promesse, ma quanto a lungo potrà resistere a un logoramento quotidiano che non accenna a diminuire.
La sindrome del partner scomodo
Non si tratta solo di una questione di gradimento personale, ma anche di un’oggettiva difficoltà a governare. Con l’85% degli elettori che esprime un giudizio negativo sull’operato dell’esecutivo, la coalizione nero-rossa arranca su ogni provvedimento, trasformando ogni seduta parlamentare in una camminata sui carboni accesi. L’opposizione, guidata dalla formazione sovranista AfD, capitalizza questo malcontento, salendo nei sondaggi e presentandosi come l’unica vera alternativa a un establishment percepito come lontano dalla realtà. Per Merz, la situazione è drammaticamente paradossale: più cerca di spiegare con razionalità tecnocratica la necessità dei sacrifici, più la sua immagine di leader determinato si scontra con la percezione di freddezza e distanza dalla sofferenza quotidiana della gente comune, un limite che aveva insidiato anche i suoi predecessori.




