Diana, Spencer contro Carlo III: “La bara era pesante per il piombo, ma le sue parole lo furono di più”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A quasi trent’anni dalla scomparsa di Lady Diana, il fratello Charles Spencer torna a far discutere con un libro che sta alimentando nuove polemiche. Il volume, intitolato “Swan Song: Diana, My Sister”, è arrivato nelle librerie italiane con un titolo significativo, “Canto del cigno”, e sta rivelando dettagli che gettano nuova luce non solo sul rapporto tra la principessa e la famiglia reale, ma anche su alcuni aspetti logistici dei suoi funerali che ancora oggi incuriosiscono.

Tra i temi toccati nelle anticipazioni, un dettaglio che ha colpito l’immaginario collettivo riguarda il feretro: perché la bara di Lady Diana era così pesante?

Il peso della tradizione

La risposta affonda le radici nei protocolli reali britannici. Quando Diana morì, non era più formalmente un membro della famiglia reale, avendo divorziato da Carlo nel 1996. Tuttavia, su richiesta della famiglia reale, la principessa ricevette l’onore di un feretro rivestito di piombo, una pratica solitamente riservata ai sovrani e ai membri di alto rango della monarchia. Questo tipo di bara, realizzata con un’anima di quercia inglese e una spessa fodera di piombo, è progettata per sigillare ermeticamente il corpo, rallentando il processo di decomposizione e proteggendolo dall’umidità.

Il peso che ne deriva è notevole: la bara di Diana arrivava a pesare circa un quarto di tonnellata, ovvero intorno ai 250 chilogrammi. Per trasportarla a spalla, lungo il percorso da Kensington Palace a Westminster Abbey, furono necessari gli otto militari più robusti della guardia reale. La scelta, all’epoca, fu oggetto di dibattito: da un lato rappresentava un gesto di rispetto e un riconoscimento postumo del suo ruolo, dall’altro alcuni osservatori la interpretarono come una concessione tardiva, arrivata dopo che a Diana era stato tolto il titolo di Altezza Reale.

La necessità di preservare il corpo in modo impeccabile era legata anche alle indagini sulla dinamica dell’incidente nel tunnel dell’Alma, a Parigi, avvenuto il 31 agosto 1997.

La telefonata che ancora divide

Ma il vero cuore delle rivelazioni di Spencer non riguarda la logistica del funerale, bensì i conflitti personali e le parole che, secondo il conte, furono pronunciate in quei giorni drammatici. Il libro ricostruisce una violenta telefonata tra Spencer e l’allora principe Carlo, avvenuta mentre si discuteva se i giovani principi William e Harry, all’epoca quindicenne e dodicenne, dovessero camminare dietro il feretro della madre durante il corteo funebre. Spencer si era opposto, convinto che Diana non avrebbe mai voluto esporre i figli a una simile prova davanti a milioni di persone.

Secondo la sua versione, Carlo avrebbe reagito con rabbia, accusando la famiglia Spencer di non avere senso del dovere, per poi pronunciare una frase che il conte definisce “mostruosa”: “Stai tranquillo, la dimenticheremo presto”. Spencer racconta di essere rimasto sbalordito e di aver riagganciato il telefono in faccia all’allora erede al trono.

La reazione di Buckingham Palace non si è fatta attendere e, in una mossa insolita, un portavoce di re Carlo III ha dichiarato che “Sua Maestà è consapevole che il dolore del lutto fraterno può offuscare la ragione, influenzare il giudizio e alterare la memoria in modi che altri non riconoscono, anche molti anni dopo una tale perdita”. Una risposta che, senza smentire nel merito, mette in dubbio l’attendibilità del ricordo di Spencer.

Intervistato dalla BBC, il conte ha ribadito la veridicità delle sue affermazioni, sostenendo di aver prestato “estrema attenzione” a quelle parole e di averle riferite subito ai familiari. Ha anche insinuato che la reazione del Palazzo sia dettata più dall’imbarazzo del sovrano che da un’irritazione di carattere istituzionale.

Le memorie di Spencer non si fermano qui: il libro rivela anche che la regina Elisabetta II, poche ore dopo la fine del funerale, avrebbe offerto di restituire postumo a Diana il titolo di Altezza Reale, un gesto che il conte ha definito un “premio di consolazione” e che ha rifiutato, ritenendo che non avesse senso dopo la morte della sorella. Inoltre, Spencer scrive che Elton John, inizialmente, avrebbe dovuto cantare “Your Song” durante la cerimonia, e che fu solo grazie all’intervento di Richard Branson che il brano venne cambiato in “Candle in the Wind”, la versione riadattata per Diana.

Il quadro che emerge è quello di una frattura mai realmente sanata tra la famiglia Spencer e i Windsor, riaccesa da un libro che, a distanza di decenni, continua a dividere l’opinione pubblica e a mettere in discussione la narrazione ufficiale di quei giorni.

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