Israele e Hamas, falliscono i colloqui a Doha mentre gli attacchi continuano
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Redazione Esteri
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I primi negoziati indiretti tra Israele e Hamas, ospitati a Doha, si sono conclusi senza alcun accordo sul cessate il fuoco a Gaza e sul rilascio degli ostaggi israeliani ancora detenuti nella Striscia. Le parti, che non si confrontano direttamente ma attraverso mediatori, non hanno trovato un punto d’incontro, lasciando irrisolta una crisi che prosegue da mesi. Intanto, le ostilità non accennano a diminuire: nuove esplosioni hanno scosso diverse zone del Paese dopo il lancio di un razzo dallo Yemen, che ha fatto risuonare le sirene d’allarme in Cisgiordania, nella regione di Gush Etzion e nelle aree limitrofe al Mar Morto.
Le forze israeliane hanno replicato con un’incursione "vigorosa" contro obiettivi legati agli Houthi, colpendo anche la nave Galaxy Leader, sequestrata mesi fa nel Mar Rosso. Il ministro della Difesa Israel Katz ha paragonato la situazione yemenita a quella iraniana, definendole due facce della stessa medaglia. "La legge dello Yemen è come quella di Teheran", ha dichiarato, sottolineando il legame tra i ribelli Houthi e l’Iran, da tempo accusato di sostenere militarmente il gruppo.
A Gaza, intanto, il bilancio delle vittime continua a salire. Secondo il ministero della Salute locale, negli ultimi giorni sono stati registrati 80 morti e 304 feriti, molti dei quali rimasti sepolti sotto le macerie a causa dell’impossibilità dei soccorritori di intervenire sotto i bombardamenti. Gli attacchi si sono concentrati soprattutto su Deir al-Balah, dove i raid aerei hanno preso di mira strutture civili, tra cui una clinica nella zona di al-Rimal. Le operazioni militari israeliane, sostenute dagli Stati Uniti – il cui presidente Donald Trump ha parlato di "buone possibilità" per un accordo con Hamas "entro questa settimana" – proseguono senza tregua, mentre le amputazioni e gli interventi d’emergenza negli ospedali della Striscia diventano sempre più frequenti.




