Piazza Affari vola sopra 52mila punti, banche e difesa trascinano il Ftse Mib
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Redazione Economia
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La seduta di Borsa Italiana del 2 luglio 2026 si è chiusa con un deciso rimbalzo, che ha riportato l'indice Ftse Mib ampiamente sopra la soglia psicologica dei 52.000 punti. Dopo una partenza cauta, condizionata dalle vendite che hanno colpito il settore tecnologico in Asia e da un avvio fiacco per le principali piazze europee, Piazza Affari ha invertito la rotta nel corso della mattinata, accelerando la corsa verso il finale di seduta, complice un clima di rinnovato ottimismo in attesa dei dati sul mercato del lavoro statunitense.
L'indice guida di Milano ha così esteso i guadagni, mettendo a segno una performance migliore rispetto agli altri listini del Vecchio Continente.
A trainare il rialzo, in modo particolare, sono stati i comparti bancario e della difesa, che hanno controbilanciato le perdite patite da alcuni titoli tecnologici e legati al settore energetico, questi ultimi influenzati dal calo del prezzo del petrolio sceso ai minimi degli ultimi quattro mesi. Poco dopo le 15:40, il Ftse Mib segnava un progresso dell'1,98% portandosi a 52.626 punti, mentre l'indice All Share saliva dell'1,92%.
In una giornata che si preannunciava incerta, il mercato azionario italiano ha dimostrato una notevole capacità di recupero, riuscendo a scrollarsi di dosso le preoccupazioni iniziali.
Banche e difesa in rally, il comparto tecnologico arretra
Il settore del credito, come evidenziato da più fonti, è stato uno dei principali protagonisti della seduta positiva, registrando un rialzo medio di circa l'1,8%. Tra i big del listino, il titolo UniCredit si è distinto per la sua performance, segnando un progresso di oltre il 2,7%, con gli analisti di JPMorgan che hanno ribadito il giudizio positivo sull'azione, mentre anche Intesa Sanpaolo ha messo a segno un solido rialzo dell'1,4%.
Le aspettative su una possibile nuova fase di consolidamento del settore e la prospettiva di tassi d'interesse stabili hanno agito da catalizzatore per gli acquisti sui titoli finanziari, sostenendo l'intero comparto che ha così contribuito in maniera determinante alla risalita dell'indice principale.
Parallelamente alle banche, un'altra fetta importante del rally è arrivata dal comparto della difesa, che ha confermato la sua forza. La spinta è arrivata, in particolare, da Leonardo e Fincantieri, i cui titoli hanno registrato rispettivamente un balzo del 4,5% e del 5,4%. Gli analisti hanno ricondotto questo slancio al persistere delle tensioni internazionali, che mantengono alta l'attenzione sulle spese militari, nonché ai recenti annunci di nuovi stanziamenti da parte di alcuni Paesi, come nel caso del Regno Unito.
A completare il quadro, tuttavia, è emersa una certa debolezza sul fronte dei titoli tecnologici: società come STMicroelectronics, Technoprobe e Prysmian hanno chiuso la seduta in territorio negativo, risentendo del clima di avversione al rischio che ha colpito il settore in Asia, dove il listino sudcoreano Kospi ha subito perdite superiori al 6%.
Focus sui dati Usa e sulle parole di Warsh
Il clima di fiducia che ha pervaso i mercati europei è stato alimentato in larga parte dalle aspettative sui dati macroeconomici in arrivo dagli Stati Uniti. Gli investitori erano in trepida attesa del rapporto sull'occupazione non agricola (Non Farm Payrolls) di giugno, un indicatore cruciale che fornisce indicazioni sullo stato di salute dell'economia americana e, di conseguenza, sulle possibili future decisioni di politica monetaria della Federal Reserve. La pubblicazione dei dati, avvenuta nel pomeriggio, ha rivelato una crescita dell'occupazione pari a 57.000 nuovi posti di lavoro, un dato che si è rivelato meno della metà delle attese del consensus, che indicava un incremento di 110.000 unità, e in netto calo rispetto al mese precedente. Parallelamente, il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2%, un miglioramento in apparenza positivo, ma che è stato interpretato come un effetto collaterale della diminuzione del tasso di partecipazione alla forza lavoro, sceso al 61,5%.
Questo quadro di debolezza ha giocato a favore dei mercati azionari, poiché riduce la pressione sulla Federal Reserve affinché proceda con un rialzo dei tassi d'interesse. Le parole del presidente della Fed, Kevin Warsh, pronunciate il giorno prima al forum della BCE a Sintra, avevano già preparato il terreno. Warsh, pur ribadendo l'impegno della banca centrale americana a raggiungere l'obiettivo di inflazione al 2%, ha riconosciuto che le aspettative sull'inflazione si sono attenuate e che i rischi sono diminuiti, contribuendo ad allentare le tensioni sui mercati.
I deludenti dati sul lavoro hanno quindi consolidato questa percezione, facendo sì che il mercato riconsiderasse le probabilità di una stretta monetaria imminente: la possibilità di uno o più rialzi entro settembre è scesa drasticamente subito dopo la pubblicazione del rapporto. Il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi si è attestato a 79 punti, segnalando una percezione del rischio contenuta per i titoli di Stato italiani.




