Incendio sul Faeta, le fiamme non corrono più ma restano le ceneri dell’inchiesta sui due giardinieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il vento, che nei giorni scorsi aveva trasformato una banale bruciatura di sterpaglie in una furia ingestibile, ha finalmente cambiato direzione. Sul monte Faeta, l’altopiano boscoso che si allunga tra la provincia di Lucca e quella di Pisa, la propagazione del fronte d’incendio è stata arrestata. Non che il rogo possa dirsi spento, sia ben chiaro: all’interno del perimetro già divorato dalle fiamme permangono numerose piccole riprese, focolai silenziosi che tengono ancora in tensione gli operai forestali e i volontari dell’organizzazione antincendi toscana, tutti impegnati in operazioni di bonifica minuziose e fisicamente estenuanti.

La sala operativa regionale, nel corso di queste ore convulse, ha gestito complessivamente undici incendi boschivi e raccolto cinque distinte segnalazioni di abbruciamento. Un bilancio che restituisce la dimensione di un’emergenza diffusa, ma è sul Faeta che si concentra l’attenzione maggiore. Lì, il fumo nero ha coperto per giorni interi il cielo, rendendo irrespirabile l’aria e obbligando le autorità a un piano di evacuazione che ha coinvolto tremilacinquecento persone; di queste, quattrocento risultano ancora sfollate, senza poter fare ritorno alle proprie abitazioni. Una casa è stata completamente distrutta, altre due riportano danni gravi e, per quanto siano state messe in sicurezza, restano inagibili.

Le indagini e i due giardinieri: un rogo colposo partito da una sterpaglia

La procura ha aperto un fascicolo per incendio boschivo, reato contestato a titolo colposo con l’aggravante delle condizioni meteorologiche sfavorevoli. Gli indagati sono due giardinieri, ai quali si contesta di aver dato fuoco a delle sterpaglie senza tenere conto della direzione del vento – un errore, questo, che in zona collinare e con una vegetazione secca come quella di questi giorni può costare carissimo. Nessun particolare aggiuntivo è stato reso noto sui loro ruoli specifici o sulle eventuali commissioni ricevute; l’inchiesta, ancora nella fase iniziale, sta raccogliendo elementi sull’esatta dinamica dell’accensione e sulla catena di responsabilità che ha portato una piccola fiamma controllata a trasformarsi in un disastro ambientale e abitativo.

I numeri dell’emergenza: canadair, elicotteri e un fronte ridotto a tre chilometri

Per domare ciò che restava del grande fronte, nelle ultime ore sono entrati in azione tre canadair e due elicotteri antincendio, mezzi che hanno affiancato le squadre a terra in un lavoro sinergico reso possibile dal temporaneo miglioramento delle condizioni atmosferiche. La lunghezza della linea del fuoco, che nei giorni scorsi aveva raggiunto un picco preoccupante di oltre venti chilometri, è stata ridotta a circa tre chilometri. Un risultato significativo, se si considera la conformazione impervia del monte Faeta e l’accessibilità limitata per i mezzi pesanti. Sul versante lucchese, al momento, risultano ancora centoventi gli sfollati: per loro rimane in vigore l’ordinanza che interessa via Marinai e via San Pantaleone, nella frazione di Santa Maria del Giudice, dove il rientro è ancora precluso a causa dei focolai residui e delle operazioni in corso.

La gestione regionale tra bonifiche e segnalazioni ancora aperte

Il sistema antincendio boschivo toscano, messo a dura prova da questa serie di eventi, non ha però abbassato la guardia. Le squadre procedono a ritmo serrato con le operazioni di bonifica, che richiedono tempo e pazienza: ogni focolaio va individuato, raggiunto e spento manualmente, spesso in zone impervie dove le fiamme avevano trovato rifugio tra rocce e anfratti. I cinque abbruciamenti segnalati separatamente dalla sala operativa indicano che il problema non si limita al solo Faeta; si tratta di episodi minori, per ora, ma che confermano quanto la pratica disattenta del rogo controllato rappresenti un rischio concreto in un territorio già provato dalla siccità e dai forti venti. Le autorità competenti hanno avviato verifiche incrociate su ciascuna segnalazione, mentre i due giardinieri restano al momento gli unici indagati formali per il grande incendio.

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