Il mercato dei pc cresce, trainato dai timori per i rincari. Ma il 2026 si prospetta incerto
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Contro ogni previsione, il mercato globale dei personal computer ha chiuso il 2025 con una robusta crescita, sfidando le pressioni inflazionistiche che gravano sui componenti fondamentali. I dati diffusi da International Data Corporation (IDC), del resto, parlano chiaro: nel quarto trimestre le spedizioni sono aumentate del 9,6%, mentre l’intero anno si è concluso con un incremento dell’8,1%, per un totale di 284,7 milioni di unità vendute. Una performance sorprendente, quella registrata dai principali attori del settore, che va letta alla luce delle dinamiche speculative innescate dall’aumento dei prezzi per la memoria DRAM e NAND, i quali hanno spinto molti acquirenti, sia corporate che consumer, ad anticipare gli acquisti per cercare di contenere i costi.
Una corsa agli acquisti dettata dalla paura
La paura, a quanto pare, può essere un potente motore per le vendite. La minaccia di ulteriori rincari, legata anche alle politiche commerciali del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha creato un’insolita ondata di domanda in un periodo che tradizionalmente mostra segni di saturazione. Tra i costruttori che ne hanno beneficiato maggiormente, Lenovo ha consolidato la sua leadership, mentre Asus e Apple hanno registrato incrementi particolarmente significativi rispetto all’anno precedente. Il quadro, tuttavia, non è omogeneo e nasconde diverse insidie, come sottolineato dall’analista di IDC Jean Philippe Bouchard, il quale osserva come “il mercato dei PC potrebbe essere molto diverso tra 12 mesi, considerando la rapidità con cui sta evolvendo la situazione della memoria”.
Lo spettro di una riduzione delle specifiche
Proprio l’evoluzione dei costi delle memorie, che ha già portato alcuni produttori ad annunciare una pressione al rialzo sui listini, potrebbe portare a conseguenze inattese sulla qualità media dei dispositivi. Per far fronte alla scarsità di componenti e tentare di preservare le scorte disponibili, le aziende potrebbero essere costrette a commercializzare PC con configurazioni di memoria meno generose, un compromesso che andrebbe a influire direttamente sulle prestazioni percepite dall’utente finale. Si tratterebbe di una scelta obbligata, dettata dalla necessità di mantenere una produzione sostenibile in un contesto di costi fuori controllo, la quale rischia di alterare profondamente il valore offerto sul mercato.
Lo scenario critico parallelo degli smartphone
Questa tempesta perfetta non si limita al solo mondo dei computer, ma investe con ancor maggiore violenza il settore della telefonia mobile, dove le previsioni per il 2026 appaiono decisamente fosche. La stessa spirale dei costi per la RAM, infatti, sta spingendo colossi come Samsung e Xiaomi a preannunciare rincari inevitabili per i nuovi modelli. La crisi, che affonda le radici in problemi strutturali della catena di approvvigionamento e in massicci riorientamenti degli investimenti industriali verso altre priorità tecnologiche, lascia intendere che l’aumento dei prezzi degli smartphone non sarà marginale, ma piuttosto sensibile e generalizzato, costringendo i consumatori a rivedere le proprie aspettative.




