Funivia del Faito, il cavo spezzato e le case evacuate: quattro morti e una città sotto choc

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quel che doveva essere un’ordinaria salita verso il Monte Faito si è trasformato, giovedì scorso, in una tragedia che ha lasciato senza fiato Castellammare di Stabia. Un cavo della funivia, spezzandosi, ha scatenato il crollo della cabina, trascinando con sé quattro vite – tra cui quella di Carmine Parlato, 59 anni, dipendente Eav – e lasciando un ferito grave. Mentre i vigili del fuoco recuperavano i corpi tra le lamiere contorte, i residenti della zona alta della città osservavano, impotenti, i detriti del cavo sfilacciarsi come una frustata nel vuoto.

«L’abbiamo sentito prima di vederlo», racconta una donna che abita a poche decine di metri dall’impianto. «Un rumore secco, metallico, e poi il boato». Quello che per anni era stato un rassicurante ronzio quotidiano, il passaggio delle cabine sui tetti, si è mutato in un incubo. Il cavo, dopo essersi schiantato al suolo, ha rimbalzato minacciosamente verso alcune abitazioni, costringendo all’evacuazione di quattro famiglie per il rischio crolli.

Intanto, la procura di Torre Annunziata ha già costituito un pool di magistrati per indagare sulle cause del disastro, affiancati da periti tecnici. Tra i punti cruciali dell’inchiesta, gli interventi manutentivi – o la loro assenza – sulla funivia. Un documento dell’Eav, datato 23 gennaio, menziona un "problema" risalente a settembre 2024, per il quale era stato richiesto un intervento straordinario alla ditta Lamet, al costo di 2.893 euro più Iva. Cosa esattamente non funzionasse, però, non è specificato.

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