Pressioni su Rocchi, il pm ascolterà Schenone e altri club referee manager

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’inchiesta milanese che sta setacciando il mondo arbitrale, e che ha già portato all’iscrizione nel registro degli indagati per l’ex designatore Gianluca Rocchi e per il supervisore Var Andrea Gervasoni, si appresta ad allargare il proprio raggio d’azione a una figura solitamente relegata nell’ombra ma che, a quanto pare, gioca un ruolo centrale nel delicato rapporto tra le società di calcio e i direttori di gara. Si tratta del club referee manager, il dirigente incaricato di gestire i contatti, le lamentele e le richieste di una squadra nei confronti degli arbitri. Secondo quanto riportato da La Repubblica, la Procura di Milano, guidata dal pm Maurizio Ascione, ha deciso di convocare nei prossimi giorni Giorgio Schenone, il referente dell’Inter per questo specifico incarico, per sentirlo come persona informata sui fatti, dato che – va sottolineato – al momento Schenone non risulta indagato nell’ambito del procedimento che al momento conta ufficialmente cinque persone iscritte nel registro degli indagati.

Il “Giorgio” delle intercettazioni e le designazioni “pilotate”

L’interesse degli inquirenti nei confronti del dirigente nerazzurro non è affatto casuale, ma nasce dal contenuto di alcune intercettazioni telefoniche già finite nella documentazione custodita dagli inquirenti. In quei dialoghi, finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura, Rocchi e Gervasoni avrebbero menzionato un certo “Giorgio” mentre discutevano delle scelte arbitrali e delle preferenze (o delle avversioni) di un club di vertice della Serie A. La procura punta ora a chiarire, anche grazie al racconto di Schenone, se effettivamente esistessero quelle che vengono definite “designazioni pilotate” – un’accusa pesante che la procura contesta a Rocchi – e per capire come funzionasse il meccanismo di selezione degli arbitri “graditi” o, al contrario, “poco graditi” all’Inter, in un periodo che coincideva con la fase calda della corsa scudetto della passata stagione. Non è un mistero, del resto, che i sospetti degli investigatori si concentrino su presunte pressioni esercitate per orientare la scelta dei fischietti in alcune partite chiave, con particolare riguardo all’arbitro Daniele Doveri, che sarebbe stato considerato “sgradito” dai vertici nerazzurri, e al suo collega Andrea Colombo, la cui designazione per un match delicato sarebbe invece stata accolta con maggiore favore dall’ambiente di corso Vittorio Emanuele.

Un ruolo ambiguo e la spunta di altri club

Sulla carta, come si legge nei documenti che descrivono il perimetro dell’inchiesta, i club referee manager dovrebbero essere semplicemente delle figure tecniche, un punto di incontro istituzionale per snellire la comunicazione tra una società sportiva e la classe arbitrale. Nella pratica, però, la Procura di Milano sospetta che questi contatti – specialmente quelli intrattenuti dall’Inter e dal suo rappresentante – abbiano spesso varcato il confine della semplice ufficialità, trasformandosi in pressioni indebite capaci, secondo l’ipotesi accusatoria, di influenzare le designazioni. E a dare ulteriore credito alla necessità di approfondire il sistema, ci si mette un retroscena che risale già al 2023, quando Josè Mourinho, al termine di una partita tra Monza e Roma, lanciò un affondo pesantissimo (e mai dimenticato) denunciando l’esistenza di club “che hanno la forza di dire questo arbitro non lo vogliamo”, un’iniquità che, a suo dire, altre società non potevano permettersi di rivendicare. Ma l’inchiesta guidata dal pm Ascione non si fermerà all’Inter. Secondo le ultime ricostruzioni, gli inquirenti – valutando le carte in loro possesso – hanno deciso di convocare nei prossimi giorni anche i club referee manager di altre squadre di Serie A, tra le quali spiccano nomi come Juventus, Lazio e Parma. Una scelta, questa, dettata dalla presenza di intercettazioni in cui l’ex designatore Rocchi appare in colloquio con dirigenti di questi diversi club, contatti che – stando al regolamento – un uomo nella sua posizione non avrebbe nemmeno dovuto intrattenere.

Le intercettazioni svelano un giro di telefonate sospetto

Le prime crepe nell’armatura del sistema arbitrale si erano già manifestate con la notizia delle cinque posizioni formalizzate, che oltre a Rocchi e Gervasoni includono i nomi di Daniele Paterna, Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo (quest’ultimi coinvolti anche in un precedente caso relativo a un gol dubbio di Bastoni in Inter-Verona). Tuttavia, la mole di materiale raccolto dal pm Ascione sembra essere molto più sa di quanto trapelato fino ad ora. Nelle mani dei pubblici ministeri sono finite diverse conversazioni che ritraggono Rocchi mentre parla – a volte in modo sibillino – con esponenti di varie società. Il quadro che emerge, seppur ancora fumoso per quanto riguarda le responsabilità penali individuali, è quello di una fitta rete di scambi comunicativi tra la stanza dei bottoni del calcio italiano e i diritti di tribuna dei grandi club. La decisione di sentire Schenone, insieme agli altri manager delle società, rappresenta quindi un passaggio obbligato per la procura: l’obiettivo è quello di verificare se dietro a quei “non lo vogliono più vedere” captati nelle intercettazioni ci siano precise richieste di parte o semplicemente, come sostenuto dalle difese, un clima di opinioni condivise all’interno di un ambiente ristretto dove tutti si conoscono.

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