Master in ai strategy e agenti intelligenti, il via al Sole 24 ore

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Redazione Economia Redazione Economia   -   C’è un prima e un dopo nell’approccio all’intelligenza artificiale, e quel punto di svolta – se vogliamo datarlo – coincide con l’abbandono dell’idea del chatbot come semplice factotum conversazionale. Non si tratta più, infatti, di interrogare un algoritmo perché ci suggerisca la ricetta del giorno o ci trovi un sinonimo; siamo proiettati in un’era dove l’agente digitale agisce in autonomia, pianifica flussi di lavoro complessi e interagisce con l’ambiente circostante senza la necessità di un input costante. È in questo contesto, che alcuni analisti non esitano a definire di “rivoluzione silenziosa”, che si inserisce la nuova edizione del master “AI Strategy & Intelligent Agent Economy”, proposto dal Sole 24 Ore Business School con partenza fissata per venerdì 1° aprile, un percorso che rappresenta l’evoluzione – o meglio, la quattordicesima edizione – del precedente corso part time dedicato all’AI Management. L’offerta formativa, profonda e riarticolata, nasce per rispondere a una domanda precisa: come si governa un’economia dove i processi decisionali vengono delegati, in parte, a entità sintetiche?

L’era degli agenti autonomi tra caos e opportunità

Il mercato, del resto, ha già mostrato i muscoli. Protagonisti come OpenClaw (noto anche come Clawdbot o Moltbot) hanno letteralmente “scosso” il settore, permettendo praticamente a chiunque di installare un agente personale sul proprio computer, mentre colossi come Google e Microsoft hanno integrato queste funzionalità nei rispettivi ecosistemi, da Gemini a Copilot Studio. Questi sistemi, che entro il 2030 si stima rappresenteranno circa il 31% dell’intero mercato dell’IA generativa, non si limitano a “creare” contenuti: “fanno”, nel senso più pragmatico del termine, eseguendo codice, aggiornando database o gestendo transazioni. Tuttavia, questa capacità operativa porta con sé un’ombra lunga, quella della sicurezza informatica. Se un tempo il peggio che potesse accadere era una “allucinazione” testuale del modello, oggi lo scenario più temuto è un’azione errata compiuta da un agente, un’azione che, una volta eseguita nell’infrastruttura digitale, potrebbe non avere un semplice “tasto di undo”.

Equità, giustizia e il nodo delle disuguaglianze agentiche

C’è poi un aspetto etico e sociale che il master intende affrontare, forse il più sfuggente ma anche il più decisivo nel lungo periodo. Gli agenti IA, applicati alla gestione delle risorse umane o alle politiche retributive, promettono una drastica riduzione dell’arbitrarietà, aumentando trasparenza e – in astratto – equità. Ma è un’equità che rischia di rivelarsi illusoria, se non supportata da una visione collettiva. Il problema, infatti, non è tanto la macchina in sé, quanto la distribuzione del potere di controllarla. Se le cosiddette “skill agentiche” restano concentrate nelle mani di pochi – tecnici o aziende che hanno accesso esclusivo a queste leve – il rischio concreto è la cristallizzazione di nuove, profonde disuguaglianze. Diventa centrale, allora, il ruolo delle Parti Sociali e dei policy maker: non si tratta solo di formare chi userà l’IA, ma di decidere chi avrà il diritto di progettare i confini entro cui l’IA si muove.

La sfida infrastrutturale tra sicurezza e identità

Sul fronte più tecnico, e guardando a ciò che accade nei grandi laboratori di ricerca, la transizione verso l’AI agentica impone una riscrittura completa delle regole della cybersicurezza. Dati recenti mostrano un dato eloquente: se l’85% delle grandi organizzazioni ha già sperimentato l’uso di agenti, solo una frazione irrisoria, pari al 5%, li ha effettivamente messi in produzione. Il collo di bottiglia è quasi sempre lo stesso: la fiducia. Come si monitora un’identità non umana? Come si applica il principio del minimo privilegio a un codice che impara e si adatta? Le soluzioni proposte da aziende come Cisco, emerse durante l’ultima RSA Conference, vanno nella direzione di un “onboarding” degli agenti analogo a quello dei dipendenti umani, con tanto di identità verificata e permessi temporanei. In pratica, se l’agente è la nuova “forza lavoro digitale”, allora deve essere sottoposto alle stesse regole di governance, visibilità e controllo, pena il caos operativo. Il master, in questo senso, non si limita a raccontare la teoria, ma si propone come un laboratorio per progettare queste architetture ibride, dove l’umano resta il regista, ma impara a dirigere un’orchestra di macchine pensanti.

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