Sipario sulla Venezi: la Fenice annulla le collaborazioni dopo le accuse all’orchestra
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Che fosse un rapporto nato sotto una cattiva stella lo si era intuito quasi subito, forse già al tempo della sua prima apparizione pubblica in veste di testimonial pubblicitario. Eppure, nessuno si aspettava che il sipario calasse in modo tanto fulmineo e definitivo come è accaduto in queste ore al Teatro La Fenice di Venezia, dove la direzione ha deciso di recidere ogni legame con la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi. La decisione – formalizzata dal sovrintendente Nicola Colabianchi attraverso una nota ufficiale della Fondazione – arriva a valle di un'intervista rilasciata dalla stessa Venezi al quotidiano argentino La Nación, un’intervista nella quale la maestra aveva definito l’organico veneziano come un’orchestra dove, cito testualmente, «le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio». Dichiarazioni che il teatro non solo ha definito offensive e lesive del valore artistico e professionale dell’ente, ma che ha giudicato incompatibili con i principi di rispetto dovuti ai professori d’orchestra.
La goccia che ha fatto traboccare un vaso già incrinato
I segnali di una crisi profonda, in verità, non mancavano da mesi. Quando nell’autunno del 2025 la Fenice annunciò la nomina di Venezi come futuro punto di riferimento stabile della direzione musicale, la reazione delle maestranze fu immediata e durissima. Non si trattò di semplici mugugni di corridoio, bensì di uno sciopero vero e proprio proclamato per la sera della prima del Wozzeck, un segnale inequivocabile di dissenso da parte di chi riteneva quella scelta – a suo dire – priva della necessaria trasparenza e inadeguata al prestigio del teatro. Le critiche, quelle, non riguardavano la sola persona della direttrice, ma il metodo stesso con cui la sua candidatura era stata portata avanti, un metodo che il sovrintendente Colabianchi avrebbe poi ammesso essere stato caratterizzato da un’eccessiva accelerazione. In quella circostanza, Venezi reagì alle polemiche attribuendole a pregiudizi legati alla sua giovane età e al suo essere donna, una difesa che non fece però breccia nel fronte dei contestatori.
Il peso mediatico e l’intervento del ministro
Addirittura, l’eco di questa vicenda ha superato i confini nazionali al punto da richiedere un intervento chiarificatore diretto dal Ministero della Cultura. Non appena la Fondazione ha reso noto l’annullamento delle collaborazioni, il ministro Alessandro Giuli ha voluto prendere pubblicamente posizione, esprimendo «piena fiducia» al sovrintendente Colabianchi. Si è trattato, lo si capiva dal tono della comunicazione, di un messaggio politico preciso: la volontà, da parte di Roma, di sgonfiare un caso che rischiava di diventare una polveriera, un incidente diplomatico interno al mondo della lirica che il dicastero preferisce archiviare in fretta. L’auspicio di Giuli – quello di «sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni» – sembra suonare come un ultimo atto di un’opera che ha visto contrapposti, da un lato, una direttrice abituata ai riflettori e, dall’altro, un’istituzione gelosa delle sue tradizioni secolari.
Un addio senza appello tra risentimenti e curriculum
La rottura, a conti fatti, era forse inevitabile se si considera l’antefatto che riguarda la percezione pubblica della figura di Venezi. La sua chioma fluente, immortalata in réclame televisivi per prodotti di bellezza, aveva già sollevato piú di un sopracciglio in un ambiente, quello classico, che spesso associa l’austerità del direttore d’orchestra a una compostezza quasi monastica. Ma a pesare sul giudizio dei professori d’orchestra – e lo si evince dalle ricostruzioni della stampa specializzata – era stato soprattutto il raffronto tra i suoi titoli accademici e il prestigio della cattedra che stava per occupare. Secondo le rappresentanze sindacali, la nomina non garantiva l’eccellenza artistica richiesta; per la Cgil di Venezia, che ha commentato la decisione di Colabianchi come «positiva e l’unica possibile», si era semplicemente rimediato a un errore di valutazione iniziale, troppo a lungo trascinato. Ora, con il previsto arrivo di un nuovo direttore a ottobre, il teatro prova a voltare pagina, sperando che l’eco di questi risentimenti si spenga prima dell’inizio della nuova stagione.




