Taser alle forze dell’ordine, polemiche dopo due morti in 48 ore: "Valutare i rischi"
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Redazione Interno
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In Italia sono circa cinquemila i taser in dotazione a Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e, dal 2022, anche alla Polizia locale. Strumento classificato come "arma propria", la pistola elettrica – introdotta in via sperimentale nel luglio 2018 – torna al centro del dibattito dopo due casi di cronaca, a Olbia e Genova, che hanno portato alla morte di due uomini colpiti dalle scariche. Sebbene non sia tecnicamente definita letale, la sua capacità di provocare danni fisici, soprattutto in soggetti vulnerabili, solleva interrogativi sempre più pressanti.
A Genova, domenica pomeriggio, Elton Bani, 47enne albanese, è deceduto dopo essere stato immobilizzato con il taser dai carabinieri, intervenuti per calmare una lite domestica. Poche ore prima, a Olbia, Gianpaolo Demartis, 57enne in stato confusionale, aveva perso la vita nello stesso modo, colpito da tre scariche mentre minacciava passanti. Due episodi consecutivi che hanno riacceso le polemiche sull’utilizzo di uno strumento progettato per neutralizzare senza uccidere, ma che – come dimostrano i precedenti – può rivelarsi fatale. Prima di loro, Riccardo Zappone a Pescara, Simone de Gregorio a Chieti, e altri casi a Barletta, Vipiteno e Roma: tutti deceduti dopo il contatto con le scariche.
La dinamica è spesso simile: agitazione, intervento delle forze dell’ordine, uso del taser come metodo di contenimento. "Strumento di tortura", lo definisce senza mezzi termini Irene Testa, garante dei detenuti in Sardegna, secondo cui l’impiego di scariche elettriche per gestire situazioni di disagio rischia di aggravare, anziché risolvere, crisi che richiederebbero approcci diversi. Le raccomandazioni tecniche, del resto, parlano chiaro: "Mai sotto i tre metri di distanza", per evitare interferenze con pacemaker o altre condizioni mediche. Ma in contesti concitati, dove gli agenti devono decidere in frazioni di secondo, le linee guida non sempre trovano applicazione.
A difendere l’uso del taser sono scesi in campo i sindacati di polizia e il centrodestra, che ne chiede anzi una diffusione più ampia. "Strumento indispensabile", lo considerano, utile per ridurre l’uso delle armi da fuoco. Ma i numeri – e le morti – impongono una riflessione più articolata. Se è vero che il taser può evitare spargimenti di sangue, è altrettanto innegabile che il suo impiego richieda formazione specifica e valutazioni accurate, soprattutto quando si ha a che fare con persone in crisi psichica o sotto l’effetto di sostanze.




