Psicologa coinvolta in inchiesta giura di non lavorare più in carcere
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Redazione Interno
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L'inchiesta sull'omicidio di Diana Pifferi, una bambina di 16 mesi lasciata da sola per sei giorni dalla madre Alessia Pifferi e morta di stenti, ha portato alla luce un dibattito parallelo che coinvolge due psicologhe del carcere di San Vittore.
Indagine sulle psicologhe
Le due psicologhe, che avevano somministrato dei test a Alessia Pifferi in autonomia, sono attualmente sotto indagine. Una di loro, identificata come P.G., è stata perquisita per favoreggiamento e falso ideologico il 24 gennaio in relazione al processo ad Alessia Pifferi.
Reazioni della psicologa
P.G. si è definita "annientata" e ha dichiarato di non voler "mai più" lavorare in un carcere. Questa posizione è emersa in seguito alle accuse secondo le quali le due psicologhe avrebbero aiutato Alessia Pifferi a ottenere una perizia psichiatrica, falsificando alcuni atti tra cui un test psicodiagnostico.
Rifiuto di rispondere alle domande
La psicologa Paola Guerzoni del carcere di San Vittore, indagata assieme a P.G. per falso e favoreggiamento, non ha risposto alle domande del pm di Milano Francesco De Tommasi. Secondo l'accusa, avrebbe aiutato Alessia Pifferi, a processo per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana, ad ottenere una perizia psichiatrica. Guerzoni ha dichiarato di sentirsi "umiliata da innocente" e ha affermato che non lavorerà più in carcere.




