Gli inviati di Trump a Mosca e Kiev per rilanciare la diplomazia sulla guerra in Ucraina
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Redazione Esteri
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Mentre l’Europa irrigidisce la propria posizione nei confronti della Russia, gli Stati Uniti muovono le pedine su un tavolo che sembrava ormai congelato. Nel corso del fine settimana, precisamente tra il 5 e il 6 settembre, gli inviati speciali del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono attesi a Mosca per poi spostarsi a Kiev.
La missione, che rientra nel perimetro delle iniziative diplomatiche promosse dall’amministrazione repubblicana, mira a ricucire lo strappo nei negoziati e a verificare l’esistenza di margini per una tregua o per un accordo più strutturato che ponga fine al conflitto in corso sul suolo ucraino. Secondo quanto riferito dall’agenzia russa Tass, che cita fonti vicine al dossier, i due inviati sono già in viaggio o comunque pronti a raggiungere le rispettive capitali, con un’agenda che prevede incontri ad alto livello, sebbene i dettagli sui nomi degli interlocutori siano ancora riservati.
Il doppio binario della diplomazia americana
La decisione di inviare Witkoff e Kushner, figure di spicco nella cerchia ristretta del presidente Trump e già protagoniste di passati tentativi di mediazione, segna un riavvicinamento tattico a Mosca che stride con la linea più intransigente tenuta dai partner europei. I due negoziatori, che già nel dicembre 2025 avevano varcato le porte del Cremlino per un faccia a faccia con Vladimir Putin, tornano a giocare un ruolo centrale nella strategia della Casa Bianca per l’area ex-sovietica.
Non si tratta di una semplice visita di cortesia: l’obiettivo dichiarato è quello di riprendere il filo dei discorsi interrotti e di sondare la disponibilità del Cremlino a sedersi nuovamente a un tavolo che, nelle settimane scorse, sembrava essersi sgretolato dopo le ultime escalation militari.
A Kiev, dove l’arrivo degli inviati è previsto per domenica 6 settembre – circostanza confermata anche dal parlamentare ucraino Alexei Goncharenko, che ha diffuso la notizia sul proprio canale Telegram – l’attenzione sarà focalizzata sulle garanzie di sicurezza e sulla ricostruzione, due pilastri su cui l’amministrazione Trump ha ripetutamente chiamato l’Europa a fare la propria parte.
Il paradosso europeo e la reazione del Movimento 5 Stelle
In questo scenario, il Movimento 5 Stelle ha sollevato più di una perplessità sulla coerenza della posizione europea. Attraverso una nota diffusa dal gruppo parlamentare, il partito guidato da Giuseppe Conte ha denunciato quella che definisce una "contraddizione strategica" dell’Unione, colpevole di irrigidire i rapporti con la Russia mentre gli Stati Uniti, di fatto, assumono l’iniziativa diplomatica. "Mentre l’Europa taglia i ponti, gli Stati Uniti mandano i loro inviati a dialogare", si legge nel comunicato che riprende le dichiarazioni del deputato Luca Franceschi.
La domanda che il M5S rivolge al governo italiano e alle istituzioni comunitarie è chiara: chi tutela gli interessi nazionali in un quadro in cui l’asse negoziale sembra spostarsi sempre più verso Washington? Non si tratta di una critica estemporanea, ma di un richiamo a una riflessione più ampia sul ruolo dell’Italia e dell’Europa in un consesso internazionale che rischia di essere marginalizzato dalle iniziative bilaterali tra Stati Uniti e Russia.
La missione tra Mosca e Kiev: tempistiche e precedenti
L’agenzia Tass, nel riportare la notizia, ha sottolineato che la visita di Witkoff e Kushner si articolerà in due tappe principali: la prima nella capitale russa, sabato 5 settembre, e la seconda a Kiev, domenica 6 settembre. Questa scansione temporale, seppur breve, riveste un significato simbolico non trascurabile, perché arriva a pochi giorni dall’inizio di una nuova stagione politica segnata da crescenti tensioni lungo la linea del fronte.
L’incontro del dicembre 2025 al Cremlino, ricordato dalle agenzie come un momento di apertura poi sfumato, rappresenta il precedente più immediato a cui gli osservatori internazionali guardano per valutare il potenziale esito di questa nuova missione. A differenza di altre figure diplomatiche, Kushner e Witkoff godono di un accesso privilegiato alla stanza dei bottoni della Casa Bianca e possono vantare un rapporto diretto con il presidente Trump, il che conferisce ai loro colloqui un peso diverso rispetto alle tradizionali visite di funzionari di medio livello.
La loro presenza sul campo, in un momento in cui le forniture militari occidentali continuano ad affluire a Kiev e le sanzioni contro Mosca restano in vigore, potrebbe rappresentare un test decisivo per la tenuta del fronte diplomatico, o per la sua definitiva rottura.
Se da un lato l’Europa sembra aver imboccato una strada di scontro frontale con il Cremlino, dall’altro l’amministrazione Trump continua a coltivare il proprio rapporto bilaterale con Mosca, tenendo aperto un canale che, a giudicare dalle mosse dei suoi inviati, non è stato mai del tutto chiuso. La partita si gioca ora su due livelli: quello pubblico, fatto di dichiarazioni e prese di posizione ufficiali, e quello sotterraneo, rappresentato da missioni riservate come quella in programma per i prossimi giorni.
Che questa doppia anima della politica estera americana porti a risultati concreti oppure si riveli un ennesimo tentativo senza seguito, è presto per dirlo. Di certo, il viavai tra Mosca, Kiev e Washington scandisce i tempi di una crisi che, nonostante le apparenze, non si è mai fermata davvero.
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