La Lazio cade ai rigori contro il Bodo, tra orgoglio e rabbia: Guendouzi accusa i compagni
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Redazione Sport
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Un’altra occasione mancata, un altro capitolo di sofferenza e illusione per la Lazio, che all’Olimpico esaurito si arrende ai rigori contro il Bodo/Glimt, lasciandosi sfuggire la semifinale di Europa League in una serata che ha racchiuso tutta l’essenza contraddittoria dei biancocelesti. Dopo una rimonta epica, portata a termine nel recupero dei tempi regolamentari con il gol di Noslin, e il vantaggio firmato da Dia nei supplementari, l’errore difensivo su Helmersen al 109’ ha riportato tutto in equilibrio, consegnando la qualificazione alla lotteria dei penalty. Dove i norvegesi, alla loro prima storica semifinale europea, hanno avuto la meglio.
La partita, giocata con il cuore e con quel coraggio che spesso ha caratterizzato le migliori notti laziali, è stata un susseguirsi di emozioni contrastanti. Se nei primi 90 minuti la squadra di Baroni ha dimostrato di saper reagire allo svantaggio iniziale, ribaltando il risultato con una prestazione piena di audacia, è stato proprio nell’extra-time che la concentrazione è venuta meno. E mentre Mandas, con una parata miracolosa su Helmersen, sembrava aver garantito la salvezza, è arrivato il gol norvegese che ha spento i sogni di passaggio del turno.
A raccontare la delusione più cruda, però, è stato Mateo Guendouzi. Il centrocampista, dopo aver trasformato il suo rigore con rabbia e precisione, ha scatenato l’inferno: le telecamere lo hanno immortalato mentre, con le lacrime agli occhi, accusava i compagni di non avere «i cog***ni» per affrontare quei momenti decisivi. Uno sfogo che Zaccagni, dal canto suo, ha tacitato in diretta, ma che resta l’immagine simbolo di una squadra divisa tra orgoglio e frustrazione.




