Inno di Mameli, il Quirinale stabilisce: niente più "Sì" finale nelle cerimonie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il "Sì" che per decenni ha coronato, come un'esplosione di corale partecipazione, l'esecuzione pubblica del Canto degli italiani è stato formalmente vietato durante gli eventi istituzionali e le manifestazioni militari. La decisione, che intercetta una lunga consuetudine popolare sedimentatasi oltre il dettato del testo di Goffredo Mameli, è contenuta in un decreto presidenziale del 15 marzo scorso, adottato su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e reso pubblico sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 7 maggio. La disposizione, la cui elaborazione ha coinvolto direttamente il Quirinale, privilegia una versione strettamente aderente alla partitura ufficiale, la quale si conclude, appunto, con le parole "l'Italia chiamò", senza l'aggiunta dell'interiezione.

Le direttive operative dello Stato Maggiore

A cascata dall'atto normativo, lo Stato Maggiore della Difesa ha diramato a tutti i corpi, dall'Esercito alla Guardia di Finanza, una circolare esplicativa datata 2 dicembre, la quale non lascia spazio ad alcuna ambiguità interpretativa. Il documento, perentorio, impone l'omissione del grido finale e ne ordina "la scrupolosa osservanza" in ogni contesto cerimoniale, fino al più remoto presidio territoriale. Qualcuno, tra gli alti gradi militari, avrebbe espresso perplessità e richiesto delucidazioni sulla mossa, percependo in quel "Sì" spontaneo un elemento di identificazione collettiva difficile da eradicare; le richieste, tuttavia, si sono scontrate con la fermezza di una scelta che vuole riportare l'esecuzione entro confini rigidamente codificati.

La tradizione popolare e il caso degli stadi

La circolazione della notizia ha inevitabilmente sollevato il dibattito su un'abitudine ormai radicata, che travalica ampiamente l'ambito castrense per appartener di diritto al patrimonio emotivo comune. Quell'urlo, nato forse nelle tribune degli stadi o nelle piazze in occasione di eventi sportivi, era progressivamente migrato anche nelle occasioni più formali, creando una dicotomia tra la versione "ufficiale" e quella "sentita" dall'auditorio. Resta ora da vedere, e il decreto non se ne occupa, se il mondo dello sport e del tifo deciderà di allinearsi alla nuova direttiva o se, al contrario, continuerà a considerare quel punto esclamativo sonoro come un'aggiunta legittima e insopprimibile, separando di fatto le pratiche istituzionali da quelle della società.

Le precedenti esecuzioni e il quadro normativo

La questione non è affatto marginale, poiché tocca il simbolo per eccellenza dell'unità nazionale e il modo in cui i cittadini lo vivono. Già in passato, durante eventi di altissimo profilo come la finale del Festival di Sanremo, l'esecuzione della banda militare aveva omesso il "Sì", seguendo una prassi che i più attenti avevano notato senza che, però, ciò avesse mai condotto a una regolamentazione generale. Il provvedimento attuale, avendo forza di legge, sistematizza e rende obbligatorio quello che era un orientamento discontinuo, inscrivendolo in un testo pubblicato sul giornale ufficiale della Repubblica. Il fatto che la proposta sia partata dal governo Meloni e sia stata formalizzata dal Presidente della Repubblica conferisce all'operazione un carattere di definitività, sancendo una volta per tutte la versione da considerarsi autentica nei luoghi e nei momenti che lo Stato disciplina.

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