Genova, quando la techno diventa politica: il dj set di Charlotte de Witte trasforma Salis in un fenomeno virale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ci sono eventi che, per loro natura, travalicano la semplice cronaca di una serata musicale per assumere i contorni di un fenomeno sociale capace di riverberarsi ben oltre i confini cittadini. È quanto accaduto sabato scorso nel cuore di Genova, dove piazza Matteotti – tradizionalmente scrigno di storia e silenzio – si è trasformata in un vibrante organismo pulsante a ritmo di techno, grazie alla performance della dj belga Charlotte de Witte. Se da un lato la musica ha attirato un fiume di ventimila persone (considerando il flusso costante di visitatori e curiosi, sebbene la capienza stabile abbia toccato le otto mila unità) -3-4, dall’altro l’aspetto più affascinante della vicenda riguarda la reazione a catena innescata sui social network, dove la sindaca Silvia Salis ha involontariamente (o forse no) conquistato lo status di icona pop.

L’immagine che ha fatto scattare il meccanismo della viralità è una fotografia condivisa dallo staff della prima cittadina: la si vede sorridere, con occhiali da sole e un’espressione che mescola soddisfazione e furbizia, mentre alle sue spalle la folla balla sotto i ritmi ipnotici della consolle. In meno di ventiquattro ore, il web ha operato una sovrapposizione immediata, accostando il volto di Salis a quello della celeberrima “Disaster Girl”. Per chi non la conoscesse, si tratta di un meme divenuto leggenda della rete: la foto di una bambina (Zoe Roth, oggi venticinquenne) che, nel 2005, guarda compiaciuta un’abitazione in fiamme durante un’esercitazione dei vigili del fuoco nel North Carolina. Un paragone, questo, che solitamente verrebbe accolto con fastidio da un politico attento alle forme, ma che in questo specifico contesto ha finito per amplificare la portata comunicativa dell’intera operazione.

L’operazione promozionale da 140mila euro e il ritorno in visualizzazioni planetarie

Al di là del folklore digitale, la scelta di investire sulla regina belga della techno (classe 1992, considerata una delle artiste più influenti del genere secondo le classifiche di settore) rappresenta per l’amministrazione comunale un vero e proprio azzardo calcolato, il cui costo complessivo è stato di 140mila euro. Una cifra che, se paragonata ad altri tentativi di promozione territoriale (si pensi, per esempio, al celebre mortaio gonfiabile fatto navigare sul Tamigi dalla precedente amministrazione regionale, costato più del triplo), appare quasi irrisoria per il ritorno d’immagine ottenuto. Basti pensare che solo uno dei video della serata, ripreso dalla stessa de Witte e postato su Instagram, ha accumulato un milione e 200mila like, traducentisi in una stima che oscilla tra i 35 e i 40 milioni di visualizzazioni. Numeri che hanno spinto testate internazionali come El Mundo e riviste di settore a puntare i riflettori sulla città ligure, in una campagna di promozione che il consigliere delegato di Avs, Lorenzo Garzarelli, ha definito “politica” oltre che culturale.

La scelta, spiegano gli organizzatori (Garzarelli insieme ad Alessandro Orlando e Nicolò Sasso di Ops eventi), non è affatto casuale ma risponde a una precisa volontà di rottura rispetto al passato. La techno, in questa chiave di lettura, viene presentata come il genere musicale più libero da discriminazioni e barriere generazionali, capace di riappropriarsi degli spazi urbani in una chiave antidiscriminatoria e accessibile. Non è un caso, del resto, che la sindaca abbia dato il via libera al progetto in “trenta secondi”, cogliendo l’opportunità di parlare direttamente ai giovani di quella che è considerata “la città più vecchia d’Europa”.

Il paragone con Ferrara e le frecciate politiche tra maggioranze opposte

La trasformazione di una piazza storica in una discoteca a cielo aperto non poteva, tuttavia, passare inosservata agli occhi degli addetti ai lavori, né sollevare il consueto dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e la logistica di eventi così imponenti. Un’atmosfera, quella vissuta a Genova, che ha immediatamente evocato alla mente di molti le analoghe esperienze del capoluogo estense, dove da anni il sindaco Alan Fabbri (Lega) organizza serate analoghe in luoghi iconici come il Listone, facendo ballare migliaia di giovani con dj del calibro di Peggy Gou e Paul Kalkbrenner.

Ed è proprio dal sindaco di Ferrara che arriva la frecciata più politica, seppur velata da un apparente complimento. Fabbri, sui social, ha “battuto gli applausi” alla collega di centrosinistra, sottolineando però un cortocircuito di non poco conto: mentre a Genova una sindaca di sinistra viene osannata per un’operazione che avvicina i giovani all’amministrazione, a Ferrara – ha fatto notare – il Partito Democratico locale critica e ostacola la medesima tipologia di manifestazioni. Un paradosso che mette in luce quanto l’uso della musica elettronica come strumento di consenso attraversi trasversalmente gli schieramenti, trovando nei sindaci (indipendentemente dal colore della giunta) un fronte comune contro le resistenze delle burocrazie partitiche locali.

La “Salis strategy” e l’ombra lunga della politica nazionale

Se il dj set è servito a de Witte per ipnotizzare la folla, la vera musica per le orecchie degli osservatori politici è arrivata dalla narrazione parallela che si è sviluppata intorno alla figura della sindaca. Reduce da una settimana già rovente per via di una polemica – sollevata da un esponente di Fratelli d’Italia – su un suo abbigliamento firmato (tailleur e scarpe costose che poco si addicono, secondo i critici, all’immagine di un’amministrazione “popolare”), Salis ha trovato nell’evento l’occasione perfetta per ribaltare la narrazione. La foto diventata meme, lungi dall’essere un incidente di percorso, ha consolidato la sua immagine come la “anti-Meloni” per eccellenza: una figura capace di contrapporre alla linea dura del governo contro i rave (celebre il decreto varato dalla premier nel 2022) la filosofia dell’apertura e dell’aggregazione spontanea.

L’eco internazionale non si è fatta attendere. Testate come Bloomberg ed Euractiv hanno iniziato a tratteggiare il profilo di Salis come possibile “unifying figure” per un centrosinistra frammentato, con la sua biografia da ex martellista olimpionica che si presta perfettamente alla costruzione di un personaggio basato sulla disciplina, la concretezza e il distacco dalle liturgie romane. Se da un lato la diretta interessata ha provato a smorzare i toni ribadendo che il suo “lavoro è per Genova”, dall’altro il dato dei follower in ascesa vertiginosa (oltre 150mila su Facebook, quasi il triplo del suo predecessore di centrodestra) racconta di un fenomeno che ormai la politica nazionale fa fatica a ignorare.

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