Tregua sui dazi tra Usa e Cina, ma l’Europa resta in bilico
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Redazione Esteri
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Dopo settimane di tensioni commerciali, Stati Uniti e Cina hanno trovato un accordo che sospende per novanta giorni l’applicazione delle nuove tariffe doganali, annunciate da Washington lo scorso 2 aprile – data ribattezzata da Donald Trump come il “Liberation day” – e seguite da ritorsioni immediate da parte di Pechino. I negoziati, svoltisi in Svizzera nel fine settimana, hanno portato a una riduzione dei dazi statunitensi dal 145% al 30%, mentre la Cina ha accettato di abbassare i propri dal 125% al 10%, revocando anche misure collaterali come il blocco alle esportazioni di terre rare e minerali strategici.
Una mossa che, se da un lato allevia le pressioni sui mercati, dall’altro lascia aperti interrogativi sulla stabilità di questa tregua. Trump, definendo l’intesa “un passo verso un commercio più equo”, ha anticipato un possibile incontro con il leader cinese nei prossimi giorni, sottolineando però che “la trattativa è ancora lunga”. Intanto, il governo americano ha annunciato un taglio delle tariffe sui piccoli pacchi in arrivo dalla Cina e da Hong Kong, settore in cui operano colossi come Shein e Temu, spesso al centro di polemiche per lo sfruttamento delle esenzioni doganali.
Pechino, dal canto suo, ha mantenuto alcune carte sul tavolo. Se da un lato ha rimosso il divieto sulle consegne di aerei Boeing – misura imposta in risposta ai dazi di aprile – dall’altro conserva il controllo sulle terre rare, risorsa cruciale per l’industria tecnologica globale e arma negoziale di prim’ordine. “La Cina ha dimostrato fermezza, ma anche pragmatismo”, ha commentato un analista economico di Shanghai, evidenziando come il paese non intenda rinunciare del tutto a leve di pressione.
In Europa, dove la Commissione Ue ha accolto con “cauta soddisfazione” la notizia, permangono dubbi sulle ripercussioni a lungo termine. Olof Gill, portavoce per la sicurezza economica, ha ribadito l’impegno dell’Ue per il multilateralismo, ma è difficile ignorare il rischio che Bruxelles possa rimanere schiacciata tra due giganti sempre più propensi a trattare bilaterali. Senza contare che, con l’attenzione concentrata sul confronto Usa-Cina, il Vecchio Continente rischia di trovarsi ai margini di un commercio globale sempre più frammentato.




