Cosa nostra perde colpi: più pericolose ‘ndrangheta e mafie albanesi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nell’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia, ciò che colpisce non sono solo i numeri, ma la mappa che misura la pericolosità delle organizzazioni criminali in Italia. Sebbene la maggior parte delle mafie attive sul territorio siano italiane, quella siciliana non è più la più temuta: Cosa nostra si colloca infatti al quarto posto, con un tasso di pericolosità del 13%, ben distante dalla ‘ndrangheta (47%) e dalla criminalità albanese (35%), e appena sopra i gruppi pugliesi (12%). Un dato che conferma come la storica organizzazione, oggi indebolita e senza una guida chiara, preferisca la corruzione alla violenza eclatante, pur mantenendo una presenza significativa.
A dominare la scena è invece la ‘ndrangheta, che nella provincia di Crotone vede la cosca Grande Aracri di Cutro consolidare il proprio potere, estendendosi persino a Catanzaro. Secondo la Dia, il clan non solo mantiene un’egemonia indiscussa, ma funge da riferimento per altre famiglie mafiose locali, dimostrando una capacità di infiltrazione che va ben oltre i confini regionali. Non a caso, le indagini sottolineano come le cosche calabresi abbiano ormai messo le mani su almeno cinque grandi opere pubbliche, sfruttando licenze e concessioni in modo "sempre più concreto e articolato".
Il riciclaggio resta uno dei pilastri dell’economia mafiosa: nel 2024, la Dia ha analizzato oltre 150mila segnalazioni di operazioni sospette, coinvolgendo circa 1,6 milioni tra persone fisiche e giuridiche. Di queste, 50mila sono state ritenute rilevanti per la lotta alla criminalità organizzata, con movimentazioni sospette per 49,2 miliardi di euro. Un sistema che, nonostante i colpi inferti dalle autorità, continua a prosperare, dimostrando l’adattabilità delle mafie a un contesto sempre più globalizzato.




