Prato, agenti della Digos feriti durante gli scontri al presidio sindacale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un gruppo di almeno quindici persone, di nazionalità cinese, ha aggredito lunedì mattina gli agenti della Digos della questura di Prato che erano schierati, intorno alle 11.30, per garantire l'ordine pubblico durante una manifestazione sindacale pacifica. L'episodio, che si è consumato in via Gora del Pero, nelle immediate vicinanze del capannone del Consorzio Euroingro, ha visto i poliziotti, i quali tentavano di frapporsi tra gli aggressori e i manifestanti, diventare il vero obiettivo della violenza. Due di loro, come confermato dalle ricostruzioni, hanno riportato delle ferite nel corso di un tentativo di blitz che mirava a raggiungere un gazebo allestito da lavoratori pakistani e di altre nazionalità; questi ultimi, assistiti dal sindacato di base Sudd Cobas, protestavano per vedersi riconoscere il contratto di lavoro in alcune imprese, attive nel settore degli accessori per l'abbigliamento, che operano all'interno di quello stesso complesso.

La dinamica dell'aggressione

La conferenza stampa indetta dal sindacato per denunciare le condizioni di sfruttamento e di lavoro nero, prevista proprio per quella mattina davanti al centro distribuzione di abbigliamento, è stata dunque soppiantata da tafferugli il cui esito ha rapidamente assunto i contorni di una vera e propria aggressione. Mentre la polizia era impegnata nel servizio di ordine pubblico, un nutrito gruppo, stimato in oltre una ventina di persone, ha mosso verso il presidio sindacale, costringendo gli agenti a intervenire per creare una separazione fisica. È stato in quel frangente, nel tentativo di contenere la carica e proteggere i manifestanti riuniti nel picchetto, che gli uomini della Digos sono diventati il bersaglio principale degli assalitori, i quali, concentrando su di loro la propria reazione, hanno causato lesioni a due poliziotti.

Le indagini e i fermi

Le forze dell'ordine, dopo aver gestito l'immediata emergenza e aver posto fine ai disordini, hanno proceduto all'identificazione e al fermo di tre cittadini cinesi, ritenuti coinvolti a vario titolo nell'accaduto. L'inchiesta, condotta dagli stessi reparti che hanno subito l'attacco, è ora focalizzata sulla ricostruzione minuziosa della sequenza degli eventi e sull'individuazione di tutte le responsabilità penali, con particolare attenzione ai reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. L'episodio, per la sua gravità, si inserisce in un contesto già segnato da tensioni nel distretto tessile, sebbene rappresenti un'accelerazione inaudita del conflitto, che ha visto per la prima volta le forze di polizia, chiamate a garantire il diritto allo sciopero, trasformarsi in vittime designate della rissa.

Il quadro nel macrolotto uno

Quello di lunedì costituisce l'ultimo di una serie di episodi conflittuali che hanno per teatro la zona del Macrolotto Uno, un'area dove la convivenza tra diverse imprese e gruppi di lavoratori è talvolta minata da frizioni profonde. La protesta dei dipendenti, che reclamano i propri diritti contrattuali in un comparto, come quello della moda, storicamente esposto al rischio di irregolarità, ha dunque innescato una reazione violenta la cui portata ha travalicato i confini della pura contestazione, sfociando in un'aggressione fisica ai danni di chi rappresenta le istituzioni. La vicenda giudiziaria, che muoverà i suoi passi a partire dai fermi disposti, dovrà ora accertare le dinamiche e le motivazioni che hanno spinto il gruppo a caricare gli agenti.

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