Artemis II, il rientro infuocato e la “gioia lunare” dei quattro astronauti
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La missione Artemis II della Nasa, lanciata il 2 aprile scorso da Cape Canaveral con destinazione il nostro satellite, si appresta a vivere il suo epilogo più drammatico. Mentre la navicella Orion – quella che ha riportato l’uomo nei pressi della faccia nascosta della Luna, superando il record di distanza dalla Terra stabilito nel 1970 dall’equipaggio dell’Apollo 13 – si avvicina alla fase di rientro atmosferico, l’attenzione degli esperti è tutta concentrata sulla tenuta dello scudo termico. Sarà proprio quel sottile strato protettivo, spesso appena 7,5 centimetri, a dover resistere a temperature che sfioreranno i 2.760 gradi Celsius, generate dall’attrito con l’aria a una velocità ipersonica di oltre 40 mila chilometri orari. Un’animazione diffusa dall’agenzia spaziale statunitense ha recentemente mostrato, passo dopo passo, le fasi di questo ritorno a casa: dalla separazione del modulo di servizio, avvenuta a circa 120 chilometri di altitudine, fino alla delicata apertura dei paracadute che, poco prima dell’ammaraggio nell’Oceano Pacifico al largo di San Diego, rallenteranno la caduta della capsula.
La tecnologia italiana al servizio della missione
In attesa del contatto con le acque californiane, previsto per la notte tra l’8 e il 9 aprile, è emerso con chiarezza il peso specifico della space economy nazionale all’interno del programma lunare statunitense. Se la Orion è spinta dal modulo di servizio europeo (Esm), il vero cuore pulsante – quello che garantisce energia e respiro alla navicella – porta il segno dell’industria italiana. Nello stabilimento di Nerviano, Leonardo ha infatti realizzato i pannelli fotovoltaici che compongono le quattro “ali” del veicolo, fondamentali per accumulare la potenza necessaria al viaggio. Senza dimenticare i sistemi di controllo termico e la protezione dai micrometeoriti, sviluppati da Thales Alenia Space a Torino, o il supporto al tracciamento radio fornito da Telespazio attraverso le antenne del centro spaziale del Fucino. Un contributo, quest’ultimo, che conferma come l’Italia sia un partner strategico per gli equilibri geopolitici dello spazio, molto prima di ipotetici sbarci umani sulla superficie lunare.
L’eclissi e l’omaggio alla moglie del comandante
Non c’è solo l’ingegneria, però, a caratterizzare il viaggio dell’equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Durante il decimo giorno di orbita, mentre la Orion si preparava alla manovra di rientro, i quattro astronauti hanno trovato il tempo di rispondere ad alcune domande dei giornalisti, rivelando i momenti salienti di questa spedizione. Per il pilota Victor Glover, l’immagine che resterà impressa per sempre nella sua memoria è quella dell’eclissi solare totale, osservata mentre la capsula volava dietro il lato nascosto della Luna. Un fenomeno che ha trasformato l’orizzonte in un anello di fuoco spettrale. Ma a rubare la scena è stato il tributo personale del comandante Reid Wiseman: l’equipaggio, in un gesto di profonda complicità, ha proposto di dedicare un cratere lunare ancora senza nome alla moglie Carroll, scomparsa sei anni fa. Un momento di silenzio e commozione, raccolto in diretta dalla Nasa, che ha trasformato la missione scientifica in un atto intimo e toccante.
“Moments of Moon joy”, la felicità in orbita
Proprio a poche ore dal distacco dal modulo di servizio, l’agenzia spaziale ha pubblicato un video dal titolo emblematico: “Moments of Moon joy”. La clip, diffusa per celebrare il lato umano della missione, raccoglie le risate, gli abbracci in assenza di gravità e gli sguardi estasiati dei quattro membri dell’equipaggio. “Ecco il sentimento di intensa felicità ed eccitazione che deriva solo da una missione sulla Luna”, si legge nella didascalia che accompagna le immagini. Un modo, questo, per bilanciare la tensione tecnica dell’imminente rientro nell’atmosfera – considerato dagli ingegneri come la fase più pericolosa dell’intero viaggio – con la meraviglia genuina di chi ha avuto il privilegio di vedere il nostro pianeta “nascosto” dietro il profilo lunare. La Orion, infatti, ha sorvolato la faccia nascosta quando la Terra era in piena luce, regalando uno spettacolo che nessun essere umano osservava dal vivo dagli anni ’70.




