Vittorio Sgarbi ricoverato per depressione, la figlia Evelina: "Sta molto male, ma oggi ha mangiato"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Vittorio Sgarbi, critico d’arte e personaggio pubblico noto per le sue polemiche e il carattere irruento, è attualmente ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, dove sta affrontando una grave forma depressiva che lo ha portato a rifiutare persino l’alimentazione. A rivelare le sue condizioni è stata la figlia Evelina, intervenuta oggi, 27 marzo, nel programma La Volta Buona su Rai Uno, dopo averlo visitato in ospedale.

"L’ho trovato molto male", ha confessato Evelina, visibilmente scossa. "Non immaginavo che la situazione fosse così seria, e vedere mio padre in quello stato mi ha turbato". Le parole della figlia, che non lo incontrava da novembre – un periodo durante il quale Sgarbi aveva interrotto ogni contatto, ignorando anche messaggi e chiamate durante le festività – lasciano trasparire un quadro clinico preoccupante, sebbene non privo di timidi segnali di miglioramento. "Oggi, però, ha accettato di mangiare", ha aggiunto, sottolineando come quel gesto, apparentemente banale, rappresenti un primo passo verso una possibile ripresa.

Il ricovero al Gemelli, dovuto proprio al progressivo aggravarsi della depressione e al conseguente rifiuto del cibo, ha riacceso i riflettori su una vicenda personale che, al di là della notorietà del protagonista, solleva interrogativi più ampi riguardo alla gestione delle patologie psichiatriche. Evelina, senza entrare nel merito delle dinamiche familiari – che in passato hanno visto padre e figlia in contrasto – ha tuttavia lasciato intendere la necessità di un supporto specializzato continuativo.

Quello di Sgarbi non è un caso isolato nel panorama pubblico, dove spesso le fragilità personali vengono oscurate dall’immagine pubblica. La depressione, che pure colpisce senza distinzioni, assume contorni particolarmente complessi quando a esserne affetti sono personalità abituate a mostrarsi invulnerabili. Le parole di Evelina, pur nella loro essenzialità, restituiscono la fotografia di un uomo la cui battaglia, oggi, si combatte lontano dai riflettori, tra le mura di un ospedale.

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