Eni nel mirino degli analisti, Bank of America alza il target ma JpMorgan frena

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre i mercati finanziari scrutano con attenzione le prospettive del settore energetico, le valutazioni su Eni divergono in maniera netta, delineando uno scenario complesso per il colosso italiano. Bank of America, da un lato, ha infatti incrementato il proprio target price sull’azione, portandolo a 16,50 euro dai 15,50 precedenti, pur mantenendo invariata la raccomandazione “Neutral”. L’aggiornamento, che si inserisce in un più ampio outlook sul comparto europeo orientato al 2026, prevede per le grandi major del continente una crescita media della produzione di petrolio e gas intorno all’1% per il prossimo anno, con casi, come quello della portoghese Galp, che potrebbero segnare balzi superiori al 10%.

Le vendite a Piazza Affari e la cautela di JpMorgan

Questa revisione al rialzo non è stata però sufficiente a sostenere le quotazioni del titolo in Borsa, che nelle ultime sedute ha accusato una pressione vendite, scivolando in coda all’indice Ftse Mib. La flessione, come segnalato dagli operatori, appare direttamente collegata a un ben diverso giudizio espresso da un’altra istituzione finanziaria. JpMorgan, in un report di settore, ha infatti manifestato una netta prudenza sulle prospettive per il 2026, invitando alla “cautela” dopo che, come sottolineano gli analisti, “il secondo semestre del 2025 ha visto un significativo disaccoppiamento positivo tra l'andamento dei prezzi dei petroliferi Ue e il greggio”. Una dinamica che solleva interrogativi sulla sostenibilità dei margini.

Il downgrade a "Underweight" e il quadro europeo

La posizione cauta si è concretizzata in una drastica revisione della raccomandazione sul titolo Eni, che JpMorgan ha tagliato a “Underweight” da “Overweight”. La mossa, decisa all’interno di una rilettura del panorama europeo, non ha riguardato solo il gruppo italiano. Tra gli altri aggiustamenti, gli analisti hanno declassato anche TotalEnergies a “Neutral” con un target price di 55 euro, mentre hanno alzato il prezzo obiettivo su BP, portandolo a 480 pence, e su Shell, aumentato a 3200 pence, in entrambi i casi confermando le valutazioni precedenti.

Uno scenario frammentato per il settore

La divergenza di vedute tra gli istituti di analisi dipinge dunque un quadro non univoco, nel quale le stime sulle performance future appaiono fortemente condizionate dalla lettura delle dinamiche macroeconomiche e dei fondamentali specifici di ciascuna compagnia. Se alcuni vedono margini per un aggiustamento al rialzo dei target, altri pongono l’accento sulle incognite che potrebbero emergere nel medio periodo, soprattutto in relazione all’evoluzione del differenziale tra i prezzi del greggio e quelli dei prodotti raffinati nel vecchio continente. La situazione rimane, di conseguenza, in divenire, con il titolo sensibile a ogni nuova valutazione.

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